MELINDA GATES: LA DONNA MICROSOFT

Com’era il detto: “Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”…siete d’accordo? Io non sempre. Ci sono casi e casi. Come di grandi uomini che fanno spazio alle donne che hanno scelto come compagne di vite. Come appunto il marito di Melinda che decide di creare con lei una fondazione, darle in gestione il suo pacchetto di azioni. Ed è così che Melinda, per tutti signora Gate, oggi è la maggiore azionista del gruppo Microsoft e con il marito Bill gestisce la fondazione atta a migliorare le condizioni dei paesi poveri.

La Fondazione Bill & Melinda Gates è la più grande del mondo ed è attiva nella ricerca medica, nella lotta all’Aids e malaria e in azioni volte al miglioramento di vita del terzo mondo. Proprio Bill Gate ha dato vita ad una nuova definizione di capitalismo, quello volto a migliorare le condizioni di vita nei paesi in via di sviluppo studiando le migliori modalità, incentivando la ricerca e investendo nuovi capitali.

E Melinda cerca il modo per poter sconfiggere non solo il divario di povertà ma soprattutto digitale e culturale che rende le donne, in gran parte di questi paesi, in condizione di sudditanza psicologica, fisica. Proprio qualche giorno fa e in vista del lancio del nuovo libro, (che io ho già prenotato su Amazon), The Moment of Lilt che parte da questa riflessione.

“Se vuoi migliorare la società devi investire sulle donne”. E lo fa raccontando le storie di tutte le donne che ha incontrato non solo nei paesi in via di sviluppo ma anche in quelli ‘evoluti”

Le donne che racconta sono donne forti, estrapola conversazioni, e mostra i divari creati dalla stessa società, dalla poca inclusione, e di come invece una reale uguaglianza può creare maggiore valore.

In una recente intervista Melinda Bill parla di come un semplice Smartphone può migliorare la vita ad una donna, una donna che vive in condizioni di disagio, una donna che non sai nulla di contraccezione, per esempio, non sa nemmeno quanto guadagna con il suo lavoro. Un solo telefono in mano ad una di queste donne può in qualche modo migliorarle la vita.

Nei paesi che Melinda ha visitato in questi anni ha spesso chiesto o cercato dati sulle donne: quanto guadagnano, che lavoro svolgono, quante ore, quanto sono tutelate rispetto agli orari lavorativi maschili. Anche i più banali lavori domestici, se li svolge una donna oppure un uomo. Ma questi dati non sono accessibili, o per volontà di tipo politiche o perché i rilevamenti sulle popolazioni non rispondono a queste domande.

I dati che emergono sono sulla salute delle donne viste appunto come ‘macchine riproduttrici ed è per questo che vengono forniti’.

“For example, what little data we do have about women in developing countries is mostly about their reproductive health—because in places where women’s primary role in society is being a wife and mother, that’s what researchers tend to focus on. But we have no idea how much most of these women earn or what they own, because, in many countries, income and assets are counted by household. Since the husband is considered the head of the household, everything a married woman brings in is credited to him”.

Melinda concentra le forze della fondazione per mettere in comunicazione le donne, con istruzione, con lavoro, mostrando come anche il digitale se conosciuto può migliorare la qualità della vita.

Migliorare la vita di una donna significa migliorare una società. E lei e il marito Bill ne sono consapevoli al punto tale da investire studi e ricerche proprio in questa direzione.

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