La storia di Alessandra è quella di una donna, di una fumettista e di una vera guerriera. Segni particolari? Una grande forza d’animo che trae forza dalle sue passioni e dal suo mondo fatto di fumetti, di parole, di colori a cui lei ha dato, attraverso la sua arte e maestria, un’anima. Alessandra Patanè questo è il suo nome, catanese di nascita, ci racconta la sua vita senza tralasciare nulla.

Partita da Catania per realizzare il sogno della sua vita, oggi vive a Berlino con il suo amato gatto e fedele marito, e/o viceversa. Ma non è finita qui. La sua storia è fatta di coraggio e passione. Alessandra nel momento più intenso della sua carriera, nuove pubblicazioni, contratti importanti, comincia ad avvertire in lei che qualcosa non stava ‘funzionando’ come doveva. Ed è allora, dopo degli esami di controllo, che scopre di avere una malattia. Un cancro al seno. Parole che fanno paura ma che lei le ha affrontate con una forza, che come dice durante l’intervista: “Mi fanno sentire invincibile”.

Alessandra, come avevo anticipato, nasce sotto la lava di un vulcano, la sua città è Catania in Sicilia che, terminate le scuole, lascia per rincorrere il suo sogno: il mondo del comics, dei fumetti e dei manga che tanto l’hanno appassionata durante infanzia e adolescenza.

Alessandra si lascia quindi trasportare dai suoi sogni e dalle sue passioni. Inizia infatti i suoi studi a Roma, frequentando sia la scuola del Fumetto che corsi di grafica. E cresce in bravura creando storie e personaggi. Oggi è una fumettista di successo, si Alessandra concediamocelo. E senza dubbio le sue origini siciliane le hanno dato quella forza in più per poter stringere i denti e fare in modo che i suoi personaggi, quelli che prima erano solo un’idea, diventassero forme ricche e piene di color e di sue parole. E oggi ha una storia da raccontare. La sua che, come tutte le storie che racconto in questo blog, sono e devono essere spunto e forza per chi in questo momento non sa cosa fare e non sa se fidarsi del suo talento. E chissà magari la sua stessa storia potrà essere anche essere anche ispirazione per il suo prossimo fumetto di successo oppure ‘salvare’ la vita di qualcuno.

Ciao Alessandra adesso tocca a te! Parlami del percorso che ti ha portato alla realizzazione dei tuoi sogni!
Da quanto sogni di fare questo lavoro?

Sin da bambina ero appassionata di fumetti e cartoni animati giapponesi ed ero fortemente ammaliata dalla cultura nipponica, talmente tanto, che ha anche un po’ influenzato il mio stile di vita oggi (amo e cucino spesso e volentieri sushi e pietanze orientali).

Leggendo le storie di questi manga, fantasticavo di riuscire ad avere una serie tutta mia, un seguito, dei fans. Questa mia ambizione era un po’ vista come uno di quei sogni un po’ puerili dalla mia famiglia che non vedeva nell’arte un lavoro, aspettandosi da me traguardi più concreti.

E cosa è successo di fronte a queste difficoltà?

Io non ho mollato e sono partita per iniziare a studiare a Roma. Li ho frequentato la scuola internazionale di Comics e parallelamente l’università di grafica e progettazione multimediale. Ero consapevole che questo fosse un percorso complicato e sono state tante le volte in cui mi sentivo di mollare, ma ho continuato ad andare avanti e stringere i denti finché perfino i miei stessi genitori hanno cominciato a crederci davvero. I soli che hanno voluto davvero investirci e crederci sono stati i miei genitori che, pur essendo consapevoli delle difficoltà di un traguardo del genere, non hanno demolito le mie speranze.

E così ce l’ho fatta!

Alessandra ha infatti creato un suo stile unico che le ha portato davvero tanti successi e importanti collaborazioni.

Sei quindi diventata ciò che sognavi?

Ho pubblicato un webcomic sul web chiamato Greedy Flower che ebbe immediatamente un inaspettato successo e, dopo la conclusione del primo volume, stavo già firmando un contratto con una casa editrice (Shockdom) per pubblicarlo su carta e venderlo nelle fumetterie. Successivamente, dopo 7 volumi venduti e un successo crescente, entro a lavorare in Panini Comics e pubblico con loro CTRL-Z, serie attualmente in corso.


CTRL-Z

Hai lasciato quindi l’Italia per Berlino. Cosa è successo poi?

Per continuare a lavorare io e la mia metà (mi sopporta ormai da 16 anni) lasciamo l’Italia per trasferirci a Berlino con il nostro amorevole gatto che per noi è come un figlio.

Ma poi…inizia un’altra storia che comunque affronti con la stessa tenacia con la quale hai affrontato la tua gavetta.


L’anno scorso mi hanno diagnosticato un tumore maligno al seno e mi sono sentita crollare il mondo addosso, soprattutto perché così lontana da tutti. Non sapevo come affrontare la cosa completamente sola. Ho pensato “la vita da subito mi ha reso complicato questo percorso, e sta facendo di tutto per farmi abbandonare!”.
Tra l’altro non è stato nemmeno facile trovare il centro giusto, le persone adatte a capire come stavo e e soprattutto la terapia giusta, sono stati mesi molto difficili. Purtroppo, quando si è giovani e si ha un tumore in fase precoce non ci si sa mai comportare e talvolta si viene spesso presi sottogamba finché il male non evolve in qualcosa di allarmante.

Ho provato anche a curarmi in Italia ma non avendo più la residenza ho perso anche l’assistenza italiana e quindi avrei dovuto fare tutto un iter a pagamento e i costi erano davvero elevati e proibitivi. Mi sono fatta coraggio e ho proseguito il mio percorso in Germania, da sola.

E solo dopo aver cambiato innumerevoli centri ed oncologi, ho trovato la terapia giusta affrontando gli effetti collaterali solo con l’aiuto di me stessa. Ho perso moltissime opportunità lavorative, alcune delle quali anche grosse che mi avrebbero aperto al mondo verso un lavoro estero.

Dove hai preso, trovato la forza?

Proseguire questo lavoro di continua crescita a cavallo di una malattia tosta è un’esperienza che non auguro a nessuno però quando ce la si fa è una gran soddisfazione e ci si sente delle guerriere invincibili! Poi il mio lavoro è da freelance, che già di per sé è complicato: con la malattia lo diventa ancora di più e l’ambiente diventa ogni giorno sempre più competitivo.

L’avvento del web e dei social è un arma a doppio taglio nel mio mestiere. Da una parte il ruolo e l’importanza di una fumettista donna si sta affermando molto di più grazie a queste piattaforme, dall’altro si è sempre in costante rinnovamento per poter stare al passo con i tempi e spesso si finisce ad essere i social media manager di se stessi pur di vendere il proprio prodotto.

Dobbiamo imparare a essere social media manager di noi stessi”


Io nel mio piccolo ho lanciato un volume e lavorato ad un altro durante tutto il periodo di terapia, durante i dolori, durante i pianti e le ciocche di capelli che mi rimanevano tra le mani. A distanza di qualche mese mi rendo conto di aver fatto uno sforzo enorme e di essere riuscita a riprendermi in mano la mia vita e forse riottenere quella grossa opportunità persa.
Ho tantissimi progetti per il mio futuro, il cancro continuerà ad abbattermi ma io sarò sempre un passo avanti a lui.

Alessandra ci parla anche delle difficoltà, non poche, che ha riscontrato proprio all’inizio delle cure, la ricerca di un centro specialistico, dei medici che affrontassero con lei la malattia soprattutto all’inizio in maniera seria. Difficoltà che non immaginava mai di trovare. E oggi il messaggio che manda è uno:

Ragazze fate prevenzione. Fatevi visitare appena avete un dubbio o per semplice prevenzione, potrebbe non essere nulla di preoccupante ma che sia un medico a dirvelo e non voi stesse. Solo così potrete salvare la vostra vita, come ho fatto io.

Oggi Alessandra continua la sua battaglia e lo fa senza mollare un attimo il suo lavoro come fumettista. Tornando a parlare di lavoro, hai mai sentito nel tuo ambiente delle pressioni solo perché sei una donna?

Ammetto che se pensiamo agli anni passati, l’ambiente era più di impronta maschile o meglio, nella storia del fumetto ho più ricordi di fumetti autoriali maschili che femminili. Ma questa cosa con l’arrivo anche di internet e delle nuove generazioni è molto cambiata e il ruolo della fumettista donna è al pari di quello di un uomo. Nella mia casa editrice questa distinzione non si sente nemmeno ed ognuno ha libertà di esprimere il proprio stile, la propria storia, il proprio essere. La vera difficoltà sta nell’affermarsi come fumettista a discapito del sesso che in molti paesi ancora non viene preso in considerazione in qualità di vero lavoro. Cominciare, in questo campo, non è facile per nessuno dei due generi!

E poi oltre alla carriera c’è anche l’amore!

Si, ho davvero un marito d’eccezione senza di lui non sarei nemmeno qui a raccontare questa storia”. 



Alessandra Patané
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