Categoria: Culture

  • Ilaria Alpi: la forza di una storia da non dimenticare, come lei, i suoi occhi e la sua penna

    Ilaria Alpi: la forza di una storia da non dimenticare, come lei, i suoi occhi e la sua penna

    Il giornalismo è una vocazione. Raccontare storie, ricercare la verità, leggere i significati di parole e il peso che esse hanno. La parola cambia il mondo, lo forma, lo plasma, lo rende reale. E lo cambia davvero, si sia in positivo che in negativo. Ogni azione nasce da un pensiero che diventa parola. Ogni decisione, ogni sentenza.

    Chi sceglie questa vita lo fa con estrema dedizione, con massima cura, con ricerca, con umiltà, a volte con ironia, serve per sopravvivere, serve per credere che esista un Dio quando vedi corpi nudi e senza vita, e senza un perché. Il giornalista si sposa con la verità, diventa moglie o marito del racconto, della storia, diventa esso stesso parte di una ricerca che non finisce mai.

    Raccontare ancora per dare la possibilità al mondo di capire cosa succede o sta succedendo in un determinato luogo.

    Prima di scrivere qualcosa su Ilaria Alpi mi sono presa del tempo. Del tempo per poter scrivere bene di lei, poter conoscere meglio chi è stata e cosa ha fatto, del tempo di leggere e vedere documentari, libri, articoli.

    Ci sono due cose interessanti che voglio segnalare per chi volesse approfondire la sua storia, che merita, merita davvero. Il primo è un libro di narrativa per ragazzi. L’ho acquistato ad agosto su Amazon, lo trovate a questo link e il titolo è ‘ Ilaria Alpi. La ragazza che voleva raccontare l’inferno, di Gigliolia Alvisi. E’ la storia degli ultimi suoi mesi di vita, le sue ultimi viaggi in Somalia raccontati in forma romanzata ma su fonti reali e racconti di altri colleghi e colleghe. Il secondo è un documentario molto bello si chiama Ultimo Viaggio e potete verderlo su Raiplay a questo link, anche questo ripercorre la storia dei suoi viaggi e nel particolari i misteri legati alla sua inchiesta, al diario perduto e alle testimonianze dei suoi colleghi. Ma parliamo di Ilaria, chi era secondo quello che si legge, si è scritto su di lei? E ve lo racconto a modo mio.

    Oggi Ilaria Alpi, se fosse ancora in vita, statene certi sarebbe già andata in Cile o in Bolivia, avrebbe raccontato la Brexit con occhi e visioni diverse, avrebbe raccontato la Libia.

    O forse sarebbe in Siria, tra le peggiori delle guerre, degli ultimi giorni. Ecco forse sarebbe stata lì a raccontare e raccontare ancora. E avrebbe scritto quelle realtà con gli occhi di chi queste guerre le vive, le patisce, e su queste strade avrebbe cercato le motivazioni, i perché, quelli veri non quelle inviate dai comunicati stampa. La verità è sotto gli occhi di tutti ma bisogna che sia rivelata, bisogna che il velo venga tolto. E bisogna che ci siano persone tanto coraggiose da poterlo fare. Perché per ogni guerra c’è sempre una motivazione reale e una apparente. Per ogni guerra ci sono fronti visibili, e fronti invisibili e spesso peggiori della guerra stessa.

    Ilaria è stata una grande giornalista degli ultimi 30 anni ed è a lei che è stato dedicato uno dei più grandi premi di giornalismo italiano. Dire di Ilaria che fosse solo una giornalista di guerra è molto riduttivo perché era una professionista, conosceva l’arabo, l’inglese come se fossero le sue lingue madri. Giovanissima e per la sua bravura vince un contratto Rai. E conosceva l’Africa, quella martoriata dalle guerre, quella dove la fame è la prima causa di morte. E in quegli anni era la Somalia la terra che l’accoglieva per farsi raccontare, farsi spogliare, farsi vedere nella totale realtà per cercare non una redenzione ma una motivazione. E Ilaria Alpi aveva fame e sete di verità. Cosa e in che modo l’Italia era coinvolta in questa guerra con la Somalia? Chi e quali interessi internazionali potevano stare dietro a quegli eserciti, a quelle armi? Ed una strada Ilaria Alpi l’aveva trovata, e la stava battendo, ed era quella giusta. Quella di un traffico in cambio di armi.

    E dall’epilogo della sua vita pare difficile capire che non avesse trovato la verità dei fatti.

    Il suo direttore l’aveva inviata in Somalia già tante volte e l’ultima non era affatto convinto. Le disse che non c’erano i fondi, ma Ilaria stava toccando la verità e non poteva perderla era quella di traffici di armi tra Italia e Somalia usando navi di convogli umanitari.

    ‘Faremo tutto con il budget a disposizione e in pochi giorni’. Prenotazioni aereo, cameraman, guida e autista insieme, albergo. Ilaria aveva fatto tutto, e lo aveva fatto grazie ai suoi contatti, alla sua bravura.

    Ed è proprio intervista al sultano Abdullah Moussa Bogoril che Ilaria cerca di costruire con domande strategiche fatte per far emergere la verità su questi convogli navali, su questo traffico. Era il giorno della sua morte.

    Sono passati 25 anni. Un innocente in carcere e gli assassini fuori come anche i mandanti. La mamma di Ilaria si è battuta per cercare la verità fino all’ultimo giorno della sua vita. Oggi c’è una fondazione a suo nome qui e un nuovo filone di inchiesta voluto fortemente dal giudice Andrea Fanelli che ha respinto per la seconda volta la richiesta di archiviazione ricevuta dalla Procura. Trovate un articolo aggiornato e approfondito qui. L’esecuzione di Ilaria Alpi che tanto ricorda quella di Mariagrazia Cutuli e che entrambe sono ancora avvolte dal mistero.

  • Oceans 8: la riscossa delle donne

    Oceans 8: la riscossa delle donne

    [vc_row 0=””][vc_column][vc_column_text 0=””]La rivincita delle donne o donne alla riscossa.

    Sono certa alla mia migliore amica questo non piacerà. Ma lei adora l’orror, il cinema italiano mentro io adoro le commedie americane, il cinema americano impegnato, e siamo amiche per la pelle proprio per questo. Ma sono certa che questa pellicola le piacerà e anche se non le piacerà la porterò lo stesso con me a vederlo. S’intende con la forza.

    [Non è Star Wars tranquilla] Ma andiamo a noi. Per chi non lo sapesse, e credo davvero in pochi, torna l’imbattibile, unica e insostituibile banda di Oceans ma questa volta non è lui, ma sua sorella che ha il volto e le gesta di Sandra Bullock che torna così alle commedie, suo primo grande amore.

    Sandra è dunque la sorella di Oceans (George Clooney) per chi non avesse visto i film precedenti e come lui ha in comune il vizietto del furto. Ma non un furto qualsiasi. Qui si parla di colpi del secolo, quelli senza far rumore, quelli che portano via gioielli, tesori inestimabili senza che nessuno se ne accorga. Ma proprio nessuno.

    E per questo colpo del secolo ci vogliono 7 donne, ma mica donne qualsiasi.

    Ecco nell’ordine le fantastiche 7 Cate Blanchett, Rihanna, Helena Bonham, Sarah Paylson, Mindy Kaling, Aekawfin e Anne Hathaway che sarà…dall’altra parte, quella insomma dei derubati.

    E se siete come me, nostalgiche dei film com outfit da paura, e che come me aspettavate quella commedia che unisca insieme un pò di glamour in stile hollywoodiano, beh non potete mica farveolo scattare. Ecco il teaser e…prepariamo serata e popcorn…tra tutti questi premi Oscar non ci annoieremo di certo.

     

    https://www.youtube.com/watch?v=seJIQLO7x5M[/vc_column_text][/vc_column][/vc_row]

  • Let’s Swoon Over 10 Years of  Olivia Palermo Outfits

    Let’s Swoon Over 10 Years of Olivia Palermo Outfits

    There are many elements of Charlotte D’Alessio’s life that read like a teenager’s fairy tale. Instagram didn’t exist when I was in high school, but I imagine I’d be pretty fascinated by the beautiful, leggy 17-year-old with more than 174,000 followers and a Wilhelmina Models contract, too. For the legions of aspiring Cool Teens™, D’Alessio, who has been modeling full-time for the last year, is living the dream — though her Cinderella story has been anything but conventional.

    At Coachella in 2015, pictures of D’Alessio (above, right) and her friend, 18-year-old model Josie Canseco (left), flooded the Internet, winding up on places like the festival’s official Twitter and The Cobra Snake’s Instagram, among others. BuzzFeed spoke to D’Alessio soon after, resulting in a viral article that has since garnered 1,479,600 views. Wilhelmina reached out to D’Alessio from there, and the rest is history. In the 12 months since D’Alessio was discovered, the Canada native has landed a slew of commercial campaigns, left Beverly Hills High School to pursue homeschooling and launched a YouTube channel with her friend and fellow model, Abby Champion. And with a secret project in the works for this summer, I imagine that D’Alessio’s stake in the California modeling pantheon will only deepen.

    On the eve of Coachella 2016’s first weekend, I hopped on the phone with D’Alessio to get caught up on the last year of her life, from her social media strategy to her dream campaign.

     

    You obviously gained a lot of attention at Coachella last year. What can you tell me about your experience there?

    I went with my friend Josie — it was my first year going — and we barely took photos. I think we took 10 photos, but people really responded to them. They ended up everywhere. I saw them on Facebook, and not just [from] friends, but random people posting them. And then The Weeknd and the Coachella Twitter reposted [one of their photos]. It was so surreal because I was just a normal girl from Canada who was going to Coachella. I had, like, 16,000 [Instagram] followers, and now it’s [174,000].

    Coachella really got me started in modeling. Wilhelmina reached out to me from the [BuzzFeed] article — that’s how they saw me.

    Fragrance is great, but it’s hard to write or read about because your computer screen isn’t scratch and sniff—also because I can’t talk about base notes or top notes without feeling like a fancy sommelier. I prefer to think of fragrance in terms of anthropology, which is much more fun. Have you ever thought about your personal fragrance history? Well, here’s mine.

     

    02

     

    And when Wilhelmina reached out to you, how did you feel about going forward with the process?

    Basically every single one of my friends in L.A. is a model, with Next or Wilhelmina or whatever it is. I was the non-model in the friend group because I wanted to go to UCLA. I didn’t have that much of an interest — well, I had an interest, but I didn’t think I would be successful so I didn’t really pursue it.

    When they asked me to come in, I went with my dad because I was 16. I almost didn’t sign because I was so scared. But I’m happy I ended up signing with them, because they’ve been a really great agency. I had the contract in my room for two days — like, I was scared they were going to tell me to cut my hair or lose weight or something like that, but they’ve been so supportive. They never told me to change anything.

     

    Fifth Grade: Tommy Boy

    I’m not kidding, I won Tommy Boy after I aced a quiz contest in Sunday School. The ultimate bounty. If you find yourself deep in the attic of my parent’s house, and you pay close attention, you might be able to smell it.

     

    Puberty: Abercrombie and Fitch Fierce

    Don’t even pretend like you didn’t.

     

    College: Kenzo Homme Sport

    My college years were timed with the heyday of the Kenzo sweatshirt, so this was a very fancy scent to own. You can now buy it for $30 on Amazon.

     

    I can look back at them like a tiny museum of me that smells really good—literally, because I still have them all. But enough about me and how (great) I smell. I want to know your fragrance history—tell me what scents you love and why you love them. Tell me when you wear them, and how you apply them, and why they’re special to you. Tell me everything.

     

    —Brennan Kilbane

    Photo via ITG.