Clio Zammateo e Cristina Fogazzi: le imprenditrici del web che mietono successi ora si uniscono

C’è stato un tempo in cui il web era ancora un territorio da esplorare. Non esistevano creator economy, personal branding o influencer marketing come li intendiamo oggi. Esistevano persone che sperimentavano nuovi linguaggi, spesso senza sapere di stare costruendo un modello destinato a cambiare interi settori. I primi video su Youtube di questa ragazza dall’accento veneto, profondi occhi azzurri, con palpebre colorate in perfetto stile 2000 erano quelli di Clio Make Up, che da New York cercava un modo per combattere forse la solitudine di trovarsi in una città cosi lontana dalla sua raccontando con semplicità la sua passione per il make up che stava approfondendo frequentando una scuola.

Erano video lontanissimi da quelli di oggi, meno patinati, più reali. Non c’erano finte recesioni, influencer marketing ma c’era quell’autenticità che spingeva la costruzione di una prima, e forte fanbase, che ancora oggi rappresenta l’osso del suo business.

Tra queste ci sono sicuramente Clio Zammatteo e Cristina Fogazzi.

La prima ha contribuito a portare il beauty su YouTube quando in Italia quasi nessuno immaginava che una videocamera e una connessione internet potessero trasformarsi in un lavoro. La seconda ha rivoluzionato il racconto dell’estetica attraverso un linguaggio diretto, ironico e provocatorio che avrebbe dato vita a uno dei brand beauty più riconoscibili del mercato italiano.

Le loro storie sono diverse.

Clio nasce come divulgatrice. Il suo successo è costruito sulla fiducia. Per anni milioni di persone hanno seguito i suoi consigli perché la percepivano come una figura autentica, lontana dai meccanismi della pubblicità tradizionale.

Cristina Fogazzi, invece, costruisce il proprio percorso attraverso una comunicazione spesso controcorrente. Non promette perfezione. Non cerca di apparire impeccabile. Porta sul web il linguaggio diretto di chi conosce il proprio settore e decide di raccontarlo senza filtri.

Due modelli apparentemente opposti che però condividono una caratteristica fondamentale: entrambe hanno saputo trasformare una community in un’impresa.

È forse questa la differenza più importante tra le grandi protagoniste della prima stagione dei social media e molti creator contemporanei.

La notorietà, da sola, non basta più.

L’evoluzione delle piattaforme ha dimostrato quanto sia fragile costruire il proprio futuro esclusivamente sulla visibilità. Algoritmi, tendenze e cambiamenti del mercato possono modificare rapidamente gli equilibri.

Chi riesce a resistere nel tempo è spesso chi riesce a trasformare l’attenzione in qualcosa di più solido: un prodotto, un servizio, una cultura aziendale, una visione.

ClioMakeUp e VeraLab rappresentano due esempi diversi di questa trasformazione.

Non sono semplicemente storie di influencer diventate imprenditrici. Sono la dimostrazione di come il digitale possa essere un punto di partenza e non necessariamente il punto di arrivo.

In un momento storico in cui il mondo degli influencer viene spesso raccontato attraverso crisi reputazionali, polemiche e cadute improvvise, l’incontro tra Clio Zammatteo e Cristina Fogazzi assume un significato particolare.

Racconta la capacità di evolversi.

Racconta la resilienza necessaria per rimanere rilevanti in un ecosistema che cambia continuamente.

Ma soprattutto racconta una verità che il marketing digitale continua a confermare: le piattaforme possono generare visibilità, ma sono le persone, le competenze e la capacità di costruire valore a trasformare quella visibilità in qualcosa che dura nel tempo.

Ed è forse questa la lezione più interessante che ci lasciano le pioniere del web italiano.

 

Forse il vero punto di contatto tra Clio Zammatteo e Cristina Fogazzi non è il beauty. È la fiducia.

Entrambe hanno costruito aziende partendo da una relazione autentica con la propria community. Prima ancora di vendere prodotti hanno condiviso conoscenze, esperienze, errori e trasformazioni personali.

In un mondo digitale che spesso premia la perfezione apparente, hanno scelto una strada più complessa: quella dell’autenticità. E proprio questa autenticità è diventata il loro più grande patrimonio reputazionale.

Oggi ClioMakeUp e VeraLab non sono soltanto due marchi di successo. Sono la dimostrazione che nel lungo periodo la reputazione non si costruisce attraverso gli algoritmi, ma attraverso la fiducia che si riesce a generare nelle persone.

E forse è proprio qui che emerge la differenza più interessante tra queste tre grandi protagoniste del web italiano.

L’ascesa di Chiara Ferragni si è costruita attorno a una dimensione fortemente aspirazionale. Il suo racconto parlava di una vita che molti desideravano raggiungere: viaggi, moda, eventi internazionali, copertine, successi. Un universo che affascinava proprio perché appariva straordinario.

Clio Zammatteo e Cristina Fogazzi hanno invece seguito una strada diversa. Non hanno mai detto “vorrei essere come loro”, ma piuttosto “sono una di voi”.

Hanno raccontato i chili in più, la cellulite, la ritenzione idrica, le difficoltà personali, le trasformazioni del corpo, la maternità, il passare del tempo. Non hanno venduto un ideale di perfezione da rincorrere, ma la possibilità di stare meglio con se stesse.

Clio ha insegnato che il trucco può essere uno strumento per valorizzarsi senza nascondersi. Cristina ha raccontato la cura della pelle e del corpo come un percorso fatto di costanza, consapevolezza e piccoli miglioramenti, lontano dalle promesse miracolose.

Forse è anche per questo che le loro community continuano a riconoscersi in loro. Non hanno costruito il proprio successo sull’idea di essere irraggiungibili, ma sulla capacità di rimanere riconoscibili.

E in un’epoca in cui l’autenticità è diventata una delle monete più preziose del digitale, questa potrebbe essere la loro intuizione più brillante.

La loro serie a puntate dove si raccontano senza tabù la trovate qui.

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