Il lavoro del giornalista, quello raccontato nei film, quello che ha affascinato intere generazioni, sta davvero per essere soppiantato dalle intelligenze artificiali che, con il prompt giusto, possono realizzare la prima pagina di un giornale? Oppure è un allarmismo poco utile ma molto diffuso oggi?
Parliamone.
Non tutto è come sembra, ma quello che è vero e su cui non possiamo fare finta di nulla riguarda probabilmente la più grande rivoluzione che investirà il mercato del lavoro, e non solo, nei prossimi anni.
Quando scrissi la mia prima tesi, nel lontano 2004, avevo svolto un piccolo stage in una delle prime redazioni web, non di Catania, non della Sicilia, ma d’Italia.
Si chiamava Citypress.
Ricordo che avevo poche conoscenze universitarie e molti, all’epoca, erano nella mia stessa situazione. Si studiava per giornate intere sui libri, ma si scriveva poco. Così andavamo in giro a caccia di notizie, anche quando non sapevamo bene cosa fosse una notizia e cosa non lo fosse. Spoiler: nel 2026 le cose non sono cambiate poi così tanto.
Oggi, per diventare giornalista, bisogna forse essere consapevoli che occorre fare un passo indietro per farne due avanti. Bisogna tornare a cercare le storie. Quelle vere. Quelle che le intelligenze artificiali non possono conoscere perché appartengono ancora al nostro mondo, quello reale.
Solo dopo che una storia viene raccontata online, pubblicata, condivisa e inserita nel flusso dei contenuti digitali, può diventare patrimonio collettivo ed essere rielaborata. Ma prima appartiene a chi l’ha scoperta, a chi l’ha ascoltata e ai canali che decide di utilizzare per raccontarla.
Digitale e analogico insieme.
Reportage e indagine insieme.
Riuscire, grazie ai social e agli strumenti che abbiamo oggi, a iniziare una ricerca, trovare contatti, raccogliere testimonianze e poi uscire per strada a verificare, ascoltare, osservare.
È lì che inizia davvero questa professione.
Una professione che non ha necessariamente bisogno di una laurea specifica, ma che richiede capacità molto precise: coraggio, adattamento, curiosità, attenzione e ascolto.
Bisogna imparare ad ascoltare moltissimo, perché anche dietro un dettaglio apparentemente insignificante possono nascondersi informazioni importanti e storie che meritano di diventare notizia.
Ma cosa è vero?
E soprattutto: chi decide quando un’informazione diventa una notizia?
La notizia, per chi ha un occhio attento e una naturale dose di curiosità, può trovarsi anche al supermercato mentre fa la spesa.
A volte è lì che aspetta di venire fuori.
Come?
Se ogni giorno vai a fare la spesa nello stesso supermercato e più o meno alla stessa ora, inizierai a notare le stesse persone. Alcune finiscono di lavorare a quell’ora, altre si trovano lì per caso. Ma magari noterai qualcuno che c’è sempre.
Una signora anziana che prende abitualmente il caffè al bar del supermercato.
Un giorno prendi un caffè anche tu e la rivedi. È vestita in modo eccentrico. La saluti.
Qualche giorno dopo vi fermate a parlare.
E giorno dopo giorno scopri che quella signora vive nei pressi del supermercato, che ha vinto premi importanti come regista, che possiede opere di artisti famosi, che è stata tra le prime donne italiane a svolgere lavori che prima erano considerati esclusivamente maschili.
Scopri che è figlia di antifascisti.
Scopri la sua storia.
E quella storia diventa racconto.
Diventa memoria.
Diventa qualcosa che, grazie a un articolo, qualcun altro leggerà, ricorderà e magari valorizzerà invitandola a una manifestazione o a un incontro pubblico.
E tutto perché qualcuno si è soffermato su un dettaglio.
Naturalmente esistono mille storie come questa.
Magari, alla stessa ora, trovi qualcuno che è stato appena licenziato.
Oppure ti trovi davanti a uno sciopero.
Anche queste sono notizie.
Si raccolgono informazioni, si verificano, si confrontano le fonti e poi si scrive per informare chi, magari, frequenta ogni giorno quel luogo e non sa ancora cosa sta accadendo.
Prima di tutti questi passaggi, però, bisogna che qualcuno creda nel tuo lavoro.
Che ti pubblichi.
Che ti dia spazio.
Che ti paghi.
Ed è qui che servono pazienza e coraggio.
Bisogna bussare alle porte delle redazioni.
Telefonare.
Proporre idee.
Essere insistenti.
Non avere paura.
E leggere.
Leggere, leggere, leggere.
Nel 2026 ha ancora senso fare questo lavoro?
Forse come non mai prima d’ora.
E forse, mio caro o mia cara aspirante giornalista, il futuro di questa professione non sarà il dominio esclusivo delle intelligenze artificiali, ma di giornalisti capaci di scrivere, di cercare la differenza di visione, di trovare il dettaglio, di inseguire la vera informazione senza lasciarsi travolgere dagli allarmismi.
Perché verificare una notizia richiede tempo.
A volte ore.
A volte giorni.
Perché dietro una frase può nascondersi una bufala.
La signora del supermercato potrebbe anche essersi inventata tutto.
Potrebbe essere una mitomane.
Ed è proprio qui che entra in gioco il giornalista.
Bisogna cercare prove.
Verificare.
Incrociare le fonti.
Validare ciò che ci è stato raccontato.
Solo allora possiamo essere ragionevolmente certi di avere davanti una storia vera.
Ma serve ancora oggi l’iscrizione all’Ordine?
Anche la professione giornalistica, come molte altre, sta attraversando una crisi profonda. L’editoria vive da anni una fase complessa, con meno investimenti, meno risorse e redazioni sempre più piccole e sovraccariche di lavoro.
Eppure credo che sia importante.
Essere iscritti all’Ordine dei Giornalisti, come pubblicista o professionista, rappresenta una tutela importante sia per chi scrive sia per chi affida a quel giornalista la responsabilità di informare.
Significa aderire a regole, a una deontologia professionale, a percorsi di aggiornamento continuo.
Significa ricordarsi che informare non è semplicemente pubblicare un contenuto.
È assumersi una responsabilità.
E forse, proprio nell’epoca delle intelligenze artificiali, questa responsabilità vale ancora di più.
Per approfondire
Se stai pensando di intraprendere la professione giornalistica o vuoi capire meglio come sta cambiando il settore dell’informazione nell’era dell’intelligenza artificiale, ti consiglio di partire da alcune fonti autorevoli:
- Ordine dei Giornalisti per conoscere il percorso di iscrizione come pubblicista o professionista, la formazione continua e le norme deontologiche.
- Fondazione Giornalisti Italiani per approfondimenti sulla professione e sulla formazione.
- Reuters Institute for the Study of Journalism per report e ricerche internazionali sul futuro del giornalismo e dell’informazione.
- European Journalism Centre per guide, studi e progetti dedicati all’innovazione nel giornalismo.
- Poynter Institute per approfondimenti su fact-checking, etica giornalistica e impatto delle nuove tecnologie sulle redazioni.
Il consiglio più importante, però, resta sempre lo stesso: leggere molti giornali, confrontare le fonti e allenare ogni giorno curiosità e spirito critico. Nessun corso e nessuna tecnologia potranno sostituire completamente queste competenze.
E se stai pensando di diventare giornalista o stai muovendo i primi passi in una redazione, raccontami la tua esperienza nei commenti o scrivimi. Sarò felice di confrontarmi con chi sta iniziando questo percorso.