Ci sono ricordi di tempi passati che sembrano come se facessero parte di una seconda infanzia.

E invece no. Raccontano di amori giovani, troppo giovani. Raccontano di ricordi che sono stati cancellati e che poi riemergono in questi periodi così strani e così lontani.

La mia vita qui a Milano è una vita così diversa da diciamo tutte quelle dei decenni precedenti.

Ci sono io, piena di tutti i miei errori. Io che imparo a guidare su queste strade così piccole, così uguali ma con centinaia di migliaia di auto.

Io che faccio e rifaccio traslochi. Che vivo in tante case, diverse, e ognuna racconta una storia.

Oggi sono emersi dalle scatole dei ricordi quelle giornate di agosto passate in case di amici, o presunti tali.

Era agosto. Era ferragosto e eravamo lì. Tutti lì quei visi giovani e senza pensieri. Oggi sono ricordi. Lontani, lontani. Di loro tutti erano in cerca di amore. Tranne me.

Io avevo trovato il mio amore, avevo anche il mio lavoro. Iniziavo ad essere brava. Scrivevo. Tanto. Tantissimo.

La Sicilia in estate è ricca di colori anche di notte. E quella ragazza aveva gli occhi pieni di amore, di quei colori. Le sue sorelle con lei. Il suo amore che sarebbe tornato presto con regali e sorprese.

Una cena con gli amici e le risate. L’aria fresca di una campagna vergine. L’odore dei limoni che c’è sempre. L’uva ancora non matura. Ma i fichi d’india capeggiavano colorati ovunque.

Quei colori non avevano nulla a che vedere con i colori artificiali ritrovati dieci anni dopo qui a Milano.

Ho una foto sul comodino di quella me di allora. Mi fa compagnia. La ritrovo in quel sorriso rassicurante. Come se volesse dire alla me di oggi.

‘Andrà tutto bene perché ci sono io con te’.

Come vorrei credergli.

Lo vorrei tanto.

Come vorrei rivedere quelle foto, che ho cancellato come se si potessero cancellare nella mia mente.

E invece il passato è qui. Dorme accanto a noi. E si sveglia quando meno ce lo aspettiamo.

Come oggi, durante una mia lettura post lavoro.

Come ieri mentre guardavo il cielo.

Come l’ultima volta che ho baciato qualcuno.

Come l’ultima volta che ho sorriso ad un complimento.

Come quel maggio del 2004. E il giugno successivo.

Come l’estate del 2008.

Come le prime scarpe di Zara comprate con il mio primo ‘stipendio’ del giornale.

Come quando sono andata via.

Come il febbraio 2010.

Come il febbraio 2017.

Come tutte le volte che mi sono sentita io sbagliata, delusa e ferita.

Come oggi, in un giorno indefinito di questa infinita quarantena.

Dove cerco ancora di ripercorrere il momento in cui ho sbagliato, ho inceppato l’ingranaggio.

Ma forse non lo troverò mai.

E è forse una fortuna.

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