Avevo le ultime materie da preparare, qualcosa come, filosofia della scienza, inglese e pragmatica della comunicazione. Chilometri di parole, interviste da sbobinare. E in un pomeriggio della primavera del 2008 ho attivato il mio profilo su Facebook, senza molta convinzione, senza alcuna conoscenza di quello che sarebbe stato non solo un semplice social network, già in quegli anni si utilizzava Myspace, Splinder, e l’indimenticabile chat di msn, ma di quello che sarebbe poi diventato anche il mio lavoro. Ricordo il primo messaggio, inviato in automatico, dallo stesso Mark Zuckemberg che dava così il benvenuto ai nuovi utenti. Per prima cosa ci indicava di aggiungere e ritrovare i nostri ex compagni di scuola, un pò come lui stesso aveva fatto, insomma era nato proprio per fare ‘rete’ con chi con noi aveva condiviso qualcosa. Ma poi la ‘condivisione’ è diventata anima e motore di Facebook. E per questo oggi parlo di Generazione Fb. Di chi nel 2004 non aveva idea di quello che sarebbe accaduto. Di chi nel 2004 scriveva che il giornalismo online sarebbe stato un buco nell’acqua, di chi non vedeva un futuro, una conversione economica. Ma Zuckemberg con la sua idea, copiata o innovativa, questo a me non interessa ha rivoluzionato un mondo, creato nuovi bisogni. Lanciati nuovi schemi. Oggi ho già utilizzato Fb una decina di volte. Ho per qualche secondo ascoltato una diretta da Montecitorio per le consultazioni, fissato un pranzo per il prossimo martedì, salutato un’amica che non sentivo da qualche mese, rintracciato una veterinaria, scoperto un evento al Salone del Mobile. E questa è solo la mia brevissima esperienza. Ma vogliamo parlare di tutte le volte che Fb ci fa compagnia. Di quando aspettiamo un autobus per esempio, o la metro. Di quando siamo soli da qualsiasi parte del mondo. C’è sempre qualcuno o qualcosa che attirerà la nostra attenzione per il tempo che ci serve, per il tempo che noi decidiamo di dedicare. Ma generazione Fb è anche uno stile di vita, è lo studio dei comportamenti umani, è la capacità di modellarsi, l’empatia della forma più umana e meno digitale del termine.

Certo è anche odio, inutile chiacchiericcio, violenza verbale nascosta e facile da emergere, è maschera per chi non ha il coraggio di viverne senza. E’ scandalo, incoscienza, è pericolo di libertà violate. Ma è anche altro. E’ la costruzione di una nuova generazione: bella, brutta, buona, cattiva. Non sta a noi giudicarlo. Noi la stiamo vivendo.

Ma prima di entrare nel mondo della Generazione Facebook. Ricordiamoci cosa era prima. La vita senza Social Network.

Avevo 17 anni quando per una tesina andavo a casa di un mio amico che ‘sapeva bene cosa fosse internet’ e  in quel momento che per la prima volta mi collegai al world wibe web. E non fui la sola a vivere quest’esperienza in maniera coinvolgente e totalizzante.

‘Ma voi avete mai chattato?’

Ecco il mio battesimo al mondo virtuale e ‘social’ per come viene inteso oggi.

Fummo così in un pomeriggio di metà aprile battezzate al mondo delle chat, alla comunicazione online con qualcuno che non conoscevamo. E da lì a poco i libri furono abbandonati sulle scrivanie del nostro ‘illuminante amico’ e in questo modo ebbero inizio le prime conversazioni online e chattate.

Ricordo con un sorriso dei primi messaggi e delle prime storpiature della lingua italiana utilizzata durante le conversazioni online. Nel 1999 infatti l’adsl era per molti ancora un traguardo molto lontano, io ne fui dotata solo nel 2003-2004 e dico fortunatamente altrimenti la concentrazione sugli studi, come successe a molti, sarebbe stata limitata.

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