Lettera a me stessa e a tutti quelli come me

Dieci giorni. Solo dieci giorni e poi arriverò quel punto della vita dove i bilanci sono inevitabili. E io sono solita comunicarli a me stessa così. Scrivendo. E di questi anni ho capito forse la cosa più importante.

Il valore degli errori.

Si impara di più sbagliando che non facendolo mai. Si cresce di più sull’esperienza di un errore che seguendo alla lettera ogni piano.

Questi ultimi due anni sono stati difficili per tutti. La condivisione di questo dolore avrebbe dovuto cambiare l’essere umano. Renderlo più umano. Ma l’uomo è fatto per la guerra, è fatto per provare a tentare di diventare divino, dimenticando la propria natura mortale, che è invece fatta per l’ora e adesso. E dunque nulla è cambiato o forse solo peggiorato. Peccato, sarebbe stata una grande opportunità.

Cosa ho fatto io? Non ho mandato una email, scritta e conservata nella cartella ‘bozze’ del mio outlook, forse per paura che questa possa cambiare la mia vita, ancora una volta. Forse perché la voglia di riprendermi il mio sogno fa paura. Quella paura di sbagliare di cui sopra.

Tornando a me. Ho capito che certi legami devono essere tagliati e anche se all’inizio fa male come se ti avessero amputato una gamba, dopo ti rendi conto, che sopravvivi, e forse anche meglio. Ho passato mesi strani, mesi dove non trovavo la me stessa di sempre, quella che un sorriso vale e arriva di più rispetto a musi grigi e lunghi. Ma tutti per capire cosa siamo e vogliamo davvero dobbiamo attraversare quei momenti dove i colori sembrano lontani da noi.

Cosa ho capito io? Che mi stanno strette le situazione senza via d’uscita. Che ho permesso tante volte agli altri di farmi del male, perché sono una fottuta egocentrica, in verità e quindi, probabilmente questo era il modo per cercare il mio centro. Che poi non lo era affatto.

Ho capito che parlare a chi non ha voglia, tempo di ascoltarti, è solo tempo perso. Dunque, dato che il tempo ha un valore inestimabile e difatti non si può acquistare, di tempo non credo di volerne più perdere.

Ho imparato che un ‘Come stai?’ vale più di tante parole inutili. Ho capito che le parole hanno sempre, sempre più valore. E che gli occhi se guardati davvero possono dirti molto di più di quello che una persona potrebbe dire a parole.

No. Non ho ancora scritto il mio libro. Sta un po’ qui, su una cartella nascosta di questo pc, e un po’ al ‘Bar delle Parole’, dove continuo a incontrare persone, a sognare posti nuovi, a sorridere da sola, molto spesso. Perché al Bar delle parole ci sono io, e qualche volta, anche tu che leggi, quando mi vieni a trovare. E allora sai che faccio io? Oltre a ordinare un altro caffè, o spritz, in base chiaramente all’ora, ti chiedo solo di regalarmi una parola. Una parola per te importante, una parola nuova, che magari non conosco. E su questa ‘Tua’ parola io provo a scrivere delle storie ‘Mie’.

Ma torniamo alla lettera a me stessa. Dieci giorni.

Ho imparato a innamorarmi delle cose semplici. Ho reimparato che aiutare qualcuno vale sempre la pena. Che un pacco di patatine vale più di una cena da Cracco, e che guardare un cielo stellato è una forma assoluta di meditazione. Che rincorrere un errore a volte ti porta verso la felicità. Che certi sbagli valgono la pena di essere fatti perché la felicità e serenità di quei momenti vale la pena. Vale sempre la pena. E che con alcuni sbagli si sopravvive o vive di più di quello che si crede. In fondo lo insegnano tutti gli artisti, i musicisti. La vita è una somma di errori moltiplicati al quadrato. E ci sono alcuni errori che mai dovremmo fare l’errore di perdonarceli.

Scusa il giro di parole.

Vorrei regalarmi un viaggio, una nuova prima volta, un bacio al mare, un birra ghiacciata. Una nuova risata. Un libro che ha il profumo delle pagine appena stampante. Un altro giro di giostra, lo zucchero filato, una musica che fa battere l’anima. Una mattina rosa. Una corsa la sera, un vestito nuovo.

Vorrei regalarmi un altro errore. Di quelli belli. Un gelato fragola e limone, una passeggiata in bici in Sempione, una serata a ballare techno. Un film vecchio sotto una coperta di pile e un calore amico. Un falò al mare (lo so anche se sono la prima che poi si addormenta).

Vorrei provare a non guardare indietro, e non dare valore a chi questo valore non ha saputo conservarlo e farne tesoro, anche questo forse è il percorso della vita. Imparare sempre, fino a quando questi anni raddoppieranno, e l’estate lascerà il posto all’autunno. Vorrei regalarmi me stessa, sempre ogni giorni, la parte migliore di me, che poi cerco di regalare a chi mi sta intorno.

Lettera a me stessa, e a tutti quelli come me
The Good
The Bad
1 Comment
  1. La mia parola è assolutamente conosciuta ma allo stesso tempo credo molto pesante e difficile, ed è: perdonarsi.
    Ciao meravigliosa nonsologiornalista!

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