La vita è fatta di un’emozione. Bellissima. Oltre che unica.

Quella della prima volta.

Dal primo giorno di scuola, dalla prima parola detta, dalle prime scritte. Dalla prima volta che si è usciti da soli, dalla prima guida.

Primo viaggio.Ecco. Parlo esattamente di questa emozione qui. E’ più si diventa grandi e più il ventaglio di prime volte diminuisce [o almeno crediamo sia così]Io amo tanto quest’emozione.

La lego a colori, odori, persone, suoni, sapori.

Ricordo il primo sushi a casa di un amico, durante una cena. Ricordo la prima volta a Roma dopo un viaggio in treno con un’amica.

Avevo 18 anni. Ricordo l’emozione provata in stazione. Centinaia di persone che passavano contemporaneamente insieme.

Chi lo avrebbe detto che un giorno sarebbe stato familiare quel tram tram di gente.Ricordo la prima volta a Londra, con una mia amica, la stessa che mi aprì la casa di Roma.

Un’altra prima volta. Ricordo la prima volta che vidi piazza S. Pietro. Di notte.

Lì ho sentito l’immensità del cielo, delle luci, quella grande bellezza che l’uomo in talune occasioni riesce a conquistare e regalare.

Ricordo la prima volta a Milano, gennaio. Il Duomo così grande e ricoperto di neve. Ricordo la prima volta che ho visto la mia prima sorella. Era un batuffolo biondo. Io scura come una ciliegia e lei bionda.

La ricordo come se fosse ieri. Era così piccola. E non so perché ma nella mia testa l’avevo associata alla Bella addormentata nel bosco.

Proprio per quella testa bionda che spuntava dalle copertine rosa.Ricordo poi la prima volta che vidi la mia seconda sorella.

Conoscevo a memoria i vestitini, sistemati da me nella borsa che portò via mia madre. Avevo 9 anni e mezzo [si dice così da piccoli].

Ricordo il suo viso. Arrabbiato. Ma era moretta, proprio come me. E ricordo che sorrisi.Ricordo la poi la mia prima volta.

[E non fu emozionante come altre prime volte].

Ricordo il mio primo colloquio importante. Non ero nemmeno laureata.

Entrai in quella redazione che faceva puzza e odore insieme di carta e tabacco. Ricordo il caposervizio che si concesse dopo mesi per un breve colloquio.

Ricordo il suo sguardo e la sua voce.Ricordo il mio articolo stampato. 2 novembre del 2007.

Sono passati dieci anni. Dieci lunghissimi anni. E la prima volta che lo penso.

La prima volta che lo scrivo.E adesso. Adesso mi hanno imposto di fare qualcosa per la prima volta

.E una seconda che non faccio da tanto.Pensateci anche voi. Non sarà facile. Almeno non lo è per me.

[Vorrei rivedere quella piazza, di notte, illuminata da se stessa. Vorrei rivederla in una notte di inverno. Di quelle belle. Di quelle con le stelle. Di quelle che non hai mai sonno. Di quelle notti che vorresti non finissero mai. La vorrei rivedere. Prenderei un caffè americano. Mi chiuderei in una sciarpa di lana infinita. Da dove si vedono solo gli occhi. Sarebbe perfetto]

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