Pescepazzo è la storia di una bellissima ragazza dagli occhi grandi e neri, che dentro ci puoi vedere tutto il mare Ionio, le ginestre, i ciclamini, le terre scure dell’Etna e i fiori spontanei. E tutti i colori del mondo.

Questa storia inizia, almeno per me, nel 2011, a Roma, in una casa molto grande, a pochi chilometri dal centro, che condividevo con altre tre ragazze, con le quali è stato amore dal primo istante.

Una fortuna non da poco.

E quel giorno lì, quando prende inizio questa storia, tornavo da una lezione di marketing e dovevo scappare perché mi aspettavano i colleghi per un’apericena. Di quelli belli, alla romana per intenderci.

Ed erano tutte a casa, quel pomeriggio lì, al grande tavolo della cucina, pieno di cose, ritagli, foto.

‘Cosa fate?’ dicevo.

‘Disegniamo modelli’ rispondevano all’unisono. Laura, Roberta e Agostina.

‘Ma non dovete studiare?’ rispondevo distratta cercando qualcosa da mettere per la sera.

‘E lo abbiamo già fatto’. Ed era assolutamente vero.

Tra quei libri di codici, procedure, economia, storia c’erano tutti i loro sogni.

E di uno in particolare che ha tutto questo dentro. O molto di più. Quello di Laura.

Lei che dopo una lezione e l’altra scappava a guardare le vetrine di via del Corso, che non si perdeva un numero di Vogue, che si distingueva tra tutte per il suo modo di indossare anche un semplice maglioncino color avorio.

 

laura mendolia

Il suo sogno poco aveva a che vedere con il diritto, la costituzione o peggio la procedura penale ma era molto, ma molto più vicino a quello di Vivienne Westwood, Miuccia Prada, Krizia. Con una parola sola era ed è ‘Moda’.

Ma in quei momenti lì chi si prendeva sul serio. Non di certo io, e forse nemmeno lei. Ma quando il cuore batte per qualcosa non puoi fare a meno di sentirlo. Ed era palpabile la forza del sogno di questa ragazza qui che l’ha reso possibile mettendoci tutta se stessa, tutto il suo impegno e il suo coraggio.

La vita è fatta di tante metà che si uniscono, si separano, si arginano. Ma è soprattutto fatta di sogni come questo. Da quei giorni in quell’appartamento, povero di cose, ma pieno, pieno zeppo di amore e forza, siamo arrivate ad oggi, proseguendo ognuna per la propria strada e ognuna di loro, di noi, con qualcosa di fatto, da fare, di deciso, da realizzare.

Nasce così a Taormina, dopo aver dato tutti gli esami possibili, la tesi e la laurea, il suo brand: PESCEPAZZO. Già il nome dice tutto di lei. Ed è un brand di borse coloratissime e piene di piume, ma aspettate, mica finisce qui?

Pescepazzo ha dentro le onde del mare, l’Isola Bella, le stradine di Taormina, l’odore delle ginestre, il sale sulla pelle, il calore di quel sole che non si stanca mai che sia estate che sia inverno. In queste borse qui io ci ho trovato tutti i sogni di Laura, sogni che per un piccolo pezzo di vita ho respirato anche io. Laura oggi idea e realizza queste borse, ma non solo questo, partendo da un materiale puro e povero, una coffa, una coffa che ha dentro tutta la storia e le tradizioni della Sicilia che lei ha scelto di fare diventare preziosa.

 

 

Come quando la fata di Cenerentola trasforma una zucca in carrozza. L’ha ricoperta di seta da colori ricercati; blu intenso, ciclamino, giallo, ma ancora verde smeraldo, fuxia come i fiori dei giardini d’estate, e l’ha riempita di piume colorate, come tanti pensieri, tutti insieme, come tanti sogni tutti insieme, ed è venuta fuori la magia.

 
 
 
 
 
Visualizza questo post su Instagram
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Un post condiviso da Pescepazzo Taormina (@pescepazzoofficial)

 

E dentro quella borsa da usare per mille outfit, mille occasioni, ci sono prima di ogni cosa i sogni di tutte le donne del mondo che decidono di rendere ogni giorno della propria vita un miracolo d’amore.

Decidono, questa è la differenza.

E adesso andiamo a tuffarci tutte insieme i quei colori. Che dite?

 

Come si inizia a scrivere una storia? C’era una volta funziona ancora? Come e in che modo articolarla, come e in che modo far parlare i personaggi?

Dacia Maraini in Colomba parla dei personaggi che la raggiungono addirittura a casa, lei li ospita, gli prepara un caffè e si fa, in questo modo, ascoltando le storie dei suoi personaggi, convincere o meno se ne vale la pena raccontarle.

Che senso ha scrivere una storia in un mondo di storie? Lo dice la domanda stessa. Noi siamo storie. Storie che respirano, storie che si sommano, storie che si raccontano, che si incontrano, cambiano e scambiano. Ci sono storie che si dimenticano altre che si ricordano per sempre.

Vale la pena dunque scriverle? Se ti lasciano qualcosa dentro, se domani, dopodomani, hai ancora questa storia in testa. Allora si, vale la pena raccontarle. Scriverle.

Proviamoci insieme dunque?

LA BIOGRAFIA DELLA STORIA: CHI ha fatto COSA con CHI, QUANDO, COME, DOVE E PERCHE’.

Primo passo: scrivere una ‘biografia della storia’. Una specie di racconto brevissimo di quello che è successo. Chi ha fatto cosa, quando, come e perché. Le regole del giornalismo si applicano quasi a tutte le forme di scrittura. Parliamo di forme, di cose ‘pensieri’ che devono essere plasmati.

Quindi una volta che abbiamo uno scheletro possiamo aggiungere gli intrecci.

Proviamo:

Paolo si è innamorato di Chiara. Quando? Durante il lockdown a Milano. Chiara abita nel palazzo di fronte. Non si conoscono. Lui la vede dalla finestra. Ogni giorno. E fino al lockdown non si era mai accorto di lei, della sua vicina, perché Paolo è uno che scappa sempre, ogni giorno. Dcappa dal lavoro quando finisce, dalla palestra quando termina gli allenamenti, dalla metro. Scappa sempre, e scappa dalle relazioni. Paolo i vede Chiara ogni giorno. E si ferma, si ferma a quella finestra fin quando Chiara non si accorge di Lui. Si innamorano e inizia così una storia d’amore.

Questa è la biografia della storia. Abbiamo risposto a tutte le domande e adesso possiamo ampliare, raccontare cosa fa Paolo, chi è, possiamo parlare di Chiara, chi è. La biografia diventa una storia breve, una sorta di sommario ma che può prendere tante strade diverse, incontrare altri personaggi, avere tanti finali diversi.

LA STORIA BREVE: CI SOFFERMIAMO SUI ‘CHI’ DEI PERSONAGGI

Chiara è disabile. Vive su una carrozzina super colorata, studia Psicologica alla Bicocca di Milano. Per lei il lockdown è salvarsi la vita. Le sue difese immunitarie purtroppo non sono alte e PAOLO si accorge della sua disabilità dopo un mese di chiacchierate dal balcone. Lei è una ragazza ferma su una carrozzina ma si muove senza scappare da niente e nessuno. Si innamorano così. Lui le suona la chitarra dalla finestra e lei canta dalla sua. Il primo giorno di fine lockdown si incontreranno ma intanto si sono fermati sui quei balconi con tutti loro cuori e i loro pensieri. Lui pensa a come organizzare i viaggi con lei, a dove portarla dopo la quarantena, a quali concerti, a quali ristoranti. Lei viaggia ovunque nel mondo, vuole tornare a Lisbona, magari con lui. Dopo due mesi hanno instaurato una relazione. Un amore che può iniziare, che non vede l’ora di iniziare.

LA FORMA

Il terzo step è curare la forma, scegliere il tempo verbale, presente o passato. Discorsi diretti o indiretti.

Il presente è il tempo fatto per restare!

Io amo il presente, nella scrittura, è immediato, veloce, e rimane molto di più nella testa dei lettori, ma non rinuncio a sperimentare anche altre forme verbali.

FIUME IN PIENA

Il quarto step per me è il fiume in piena. Inizio a scrivere, scrivere e scrivere. Tutto quello che ho in testa, quello che immagino, proprio come se fosse un flusso.

LA ‘SCOCCIOSA’ RILETTURA

Il quinto step è la rilettura. Passaggio fondamentale. Qui si lavora bene sulla forma, sul contenuto, sugli errori, sulle ripetizioni, su cosa eliminare e cosa ampliare.

SELEZIONE ‘TAGLIA QUI, TAGLIA LI’

Il sesto step è la selezione. Come quando ho il carrello di Zalando o Amazon pieno, inizio a tagliare quello che è superfluo, che non serve alla storia in se stessa. Dialoghi magari ripetuti, riflessioni superflue o personaggi non più ripresi.

LA RILETTURA BIS

Il settimo step è una nuova rilettura, la divisione in capitoli e la scelta di quelli da sommare o da dividere nuovamente.

FIUME IN PIENA

L’ottavo step è la scelta di un titolo, ripensare bene ai nomi dei personaggi, all’aggiunta o eliminazione di qualcosa che non ci convince.

Less is more, diceva Coco Chanel.

LA SPINOSA QUESTIONE DELLA FINE

Il nono step è quello che riguarda alla sezione finale. Appunto la fine. La fine deve essere accattivante come appunto l’inizio. Molti, me compresa, comprano un libro è leggono la fine.

Siamo strani lo so, ma è molto, molto importante TANTO quando l’inizio.

LA STAMPA O IL WEB: LA CONDIVISIONE

Il decimo step è la stampa del manoscritto e la voglia di condividerlo con qualcuno per capire se genera qualche emozione.

Nel mondo del web quel qualcuno può essere indefinito, nella vita offline può essere una persona molto vicina a noi.

Seguendo questa scaletta puoi provare anche tu a scrivere una storia e far parlare a tutti i personaggi che vuoi in qualsiasi mondo tu immagini o in qualsiasi modo tu voglia farlo.

La fiducia in tempi di COVID-19 diventa base fondamentale per la costruzione del rapporto più basico a quello più complicato.

Bisogna fidarsi di se stessi, principalmente, e agire con maturità. Fare delle scelte. Cosa è bene fare adesso, cosa potrò fare domani.

E riflettendo su questo valore, penso.

Io quando tornerò a fidarmi?

Per quelli come noi che sono stati feriti e umiliati è difficile il doppio fidarsi.

Chi non ha passato determinate cose nella vita può ritenersi fortunato oppure no.

La fiducia è il rapporto, secondo me. Ogni cosa si valuta su questa.

Quanto importante sono io per farti scegliere di fidarti di me.

E io sono davvero, ma davvero in grado di sapere gestire questa fiducia.

La fiducia è fatta da tante piccole cose che sono poi scoperte.

Pratico poledance da diversi anni. Ed è un esperimento di fiducia.

Quando noi allieve ci spingiamo a testa in già con una sola gamba attaccata ad un palo che fa pressione dobbiamo assolutamente fidarci del nostro corpo ma anche di chi ci sta indicando il movimento giusto da fare.

‘Vai giù’, ti tengo’, grida la maestra quando facciamo un’inversione complicata. E tu lo fai, fidandoti.

Ecco la fiducia nella vita, nel rapporto con gli altri è proprio questo, stare a testa in giù senza paura che l’altra persona ci molli.

Io ho dei rapporti veramente importanti con alcune persone della mia vita.

Persone con le quali ho sbagliato, abbiamo sbagliato, ma la fiducia che loro hanno riposto in me, io non l’ho mai tradita.

Poi ci si allontana, si prendono strade diverse, ma sono fiera di questa cosa. Che questi rapporti qui da me hanno avuto forza su quella fiducia.

E voi? Avete sperimentato cosa significhi la parola fiducia, in voi stessi?

Occhi azzurri e capelli biondi. Una delle Charlie’s Angels, indimenticabile nei suoi ruoli comici che le hanno dato tanta fama soprattutto negli anni ’90.

Definita come la ragazza della porta accanto, Cameron Diaz, classe 1972, è una tra le attrici di Hollywood che più è rimasta nei cuori di tutti.

Io la ricordo principalmente per il suo ruolo in Tutti pazzi per Mary, film che consiglio a tutti di guardare dato i sorrisi e le scene comiche che regala, e continua a regalare.

Chi non ha vissuto la fine degli anni ’90 gli inizi dei 2000 si ricorderà poco di quanto le dive, super dive di Hollywood, fossero inseguite, amate, fotografate. Uno storytelling il loro complesso ma coinvolgente tanto quello che oggi viene trasmesso dai social network.

Nel 1994 non esistevano i social ma i visi di attrici come Cameron apparivano sorridenti e splendidi sulle copertine dei giornali di tutto il mondo. I loro look venivano copiati e le loro storie d’amore struggenti e drammatiche come quelle dei film erano seguitissime.

Chi mai si dimenticherà le sfuriate contro i giornalisti che inseguivano una fidanzatina di Hollywood, quale appunto era considerata Cameron Diaz, che si accompagnava sempre dal divo più in auge del momento.

Tra i suoi fidanzati o presunti tali: Leonardo di Caprio, Keanu Reeves,

Proprio così, Cameron attrice che insieme a Julia Roberts guadagnava 20 milioni di dollari a film nel 2002, (venti anni fa), era tra le donne più ambite. Sia per la bellezza che per il talento innato.

There’s Something About Mary 1998
Candidatura ad un Golden Globe per Cameron Diaz

Sul piano sentimentale ha incarnato perfettamente la donna di questi tempi. E la sua storia d’amore più nota, quella con Justin Timberlake, di 9 anni più giovane di lei, con il quale la separazione fu tra le più burrascose di Hollywood. Lei era una stella e lui un ballerino noto più per le sue avventure amorose che per la sua recitazione.

Ma la forza di volontà, la voglia di superare i dolori, hanno trasformato anche la loro storia in una trama di un film, che hanno recitato davvero insieme, anni dopo, in ruoli diversi, dove Cameron ha prestato il suo volto ad una donna con una storia drammatica e difficile.

Oggi Cameron è mamma. Ed è pronta a raccontare un’altra storia quella fatta di forza, di voglia di non mollare mai.

Ha dimostrato a tutti che un’attrice di Hollywood è soprattutto una donna che ama, che prova emozioni tanto quelli dei suoi personaggi, ma che soprattutto, non deve mollare mai, nemmeno quando è all’apice della carriera, quando tutto sembra quasi un traguardo. E li che si ricomincia.

La vita è fatta di un’emozione. Bellissima. Oltre che unica.

Quella della prima volta.

Dal primo giorno di scuola, dalla prima parola detta, dalle prime scritte. Dalla prima volta che si è usciti da soli, dalla prima guida.

Primo viaggio.Ecco. Parlo esattamente di questa emozione qui. E’ più si diventa grandi e più il ventaglio di prime volte diminuisce [o almeno crediamo sia così]Io amo tanto quest’emozione.

La lego a colori, odori, persone, suoni, sapori.

Ricordo il primo sushi a casa di un amico, durante una cena. Ricordo la prima volta a Roma dopo un viaggio in treno con un’amica.

Avevo 18 anni. Ricordo l’emozione provata in stazione. Centinaia di persone che passavano contemporaneamente insieme.

Chi lo avrebbe detto che un giorno sarebbe stato familiare quel tram tram di gente.Ricordo la prima volta a Londra, con una mia amica, la stessa che mi aprì la casa di Roma.

Un’altra prima volta. Ricordo la prima volta che vidi piazza S. Pietro. Di notte.

Lì ho sentito l’immensità del cielo, delle luci, quella grande bellezza che l’uomo in talune occasioni riesce a conquistare e regalare.

Ricordo la prima volta a Milano, gennaio. Il Duomo così grande e ricoperto di neve. Ricordo la prima volta che ho visto la mia prima sorella. Era un batuffolo biondo. Io scura come una ciliegia e lei bionda.

La ricordo come se fosse ieri. Era così piccola. E non so perché ma nella mia testa l’avevo associata alla Bella addormentata nel bosco.

Proprio per quella testa bionda che spuntava dalle copertine rosa.Ricordo poi la prima volta che vidi la mia seconda sorella.

Conoscevo a memoria i vestitini, sistemati da me nella borsa che portò via mia madre. Avevo 9 anni e mezzo [si dice così da piccoli].

Ricordo il suo viso. Arrabbiato. Ma era moretta, proprio come me. E ricordo che sorrisi.Ricordo la poi la mia prima volta.

[E non fu emozionante come altre prime volte].

Ricordo il mio primo colloquio importante. Non ero nemmeno laureata.

Entrai in quella redazione che faceva puzza e odore insieme di carta e tabacco. Ricordo il caposervizio che si concesse dopo mesi per un breve colloquio.

Ricordo il suo sguardo e la sua voce.Ricordo il mio articolo stampato. 2 novembre del 2007.

Sono passati dieci anni. Dieci lunghissimi anni. E la prima volta che lo penso.

La prima volta che lo scrivo.E adesso. Adesso mi hanno imposto di fare qualcosa per la prima volta

.E una seconda che non faccio da tanto.Pensateci anche voi. Non sarà facile. Almeno non lo è per me.

[Vorrei rivedere quella piazza, di notte, illuminata da se stessa. Vorrei rivederla in una notte di inverno. Di quelle belle. Di quelle con le stelle. Di quelle che non hai mai sonno. Di quelle notti che vorresti non finissero mai. La vorrei rivedere. Prenderei un caffè americano. Mi chiuderei in una sciarpa di lana infinita. Da dove si vedono solo gli occhi. Sarebbe perfetto]

Ho sempre pensato che per imparare a scrivere bene. Anzi per avere una piena conoscenza di una lingua, bisogna leggere, leggere e ancora leggere. Qualcosa come il doppio dei libri che si hanno in casa, oltre a quelli digitali.

Sul comodino ho diversi testi. Con ordine:

L’insostenibile leggerezza dell’essere di Hermann Hesse

Il cammino di Santiago, Paolo Coelho

Colomba, Dacia Maraini.

Conto di finirli in questa settimana.

Un assioma di vita quindi. Più leggi, più impari, più scrivi meglio e parli meglio.

Oltre ad avere un’altra conoscenza del mondo.

Penso anche che alla base di ogni relazione ci debba essere la sincerità. In ogni relazione.

Ma davvero c’è? Davvero siamo tutti sinceri?

Dal venditore che ti propina una crema magica o un prodotto magico. Dal tuo amico che ti dice qualcosa di magari non vero ma che non ti fa rimanere male.

Dai tuoi genitori che non ti dicono tutta la verità o non esprimono con sincerità qualcosa riguardo le tue scelte.

Di te con te.

Della migliore amica che pur di non spegnere il tuo sorriso non ti dice esattamente quello che pensa per proteggerti.

Ma noi siamo pronti a essere sinceri?

Siamo pronti a dire la verità su quello che sentiamo, che proviamo, su quello che davvero vogliamo. E siamo pronti ad accettare poi la risposta.

La risposta che può in un secondo cancellare la sincera idea che avevamo prima di noi stessi e poi degli altri.

Siamo davvero pronti a essere sinceri?

A correre il rischio, a gridare quello che pensiamo che sia un sentimento, una sensazione, un’idea. Un’impressione.

La nostra autostima reggerebbe?

Saremmo contenti di essere messi di fronte alla sincerità?

La paura è il freno a mano. E quello che ci blocca quando stiamo per dirla quella cosa lì.

Ma adesso, ritornando indietro, quante volte avreste voluto non tenere il freno a mano e correre il rischio.

Chiudere un rapporto, oppure aprirlo ad una dimensione diversa, più vera e meno finta, con meno aspettative e più cose concrete.

Io dico proviamo a correrlo questo rischio.

Proviamoci, davvero.

Esiste un mondo dove le donne vengono rapite dai propri luoghi, dalle proprie case, dai propri affetti e portate, nascoste, violentate, picchiate (alcune fino alla morte) dentro a dei bordelli. Molto spesso a centinaia di migliaia di chilometri dai luoghi dove sono cresciute e dove avevano un nome. Adesso accanto al loro nome, alla loro foto, c’è una parola: ‘Scomparsa’.

Si perché queste donne, giovanissime, bambine alcune, spariscono letteralmente. Di loro si perdono le tracce ed è un fenomeno doloroso e che esiste e grida ‘giustizia’.

Siamo del 2020 è esiste ancora la schiavitù sessuale. Donne comprate, vendute, trasportate perché fonte di lucro. I loro corpi perfetti per il sesso. E in quegli e.commerce del sesso, qui accanto alle loro foto ci sono nuovi nomi e i loro costi.

Di questa ‘verità’ che fa male ne parla Elena Basso una giornalista che con coraggio, forza, dedizione è tanta cura e delicatezza, ha affrontato un viaggio all’interno del mondo delle ‘scomparse’ per scoprire dove vanno a finire in quell’Argentina così bella di colori ma così piena di dolori.

Vi consiglio di leggere il suo reportage fa male ma lo dobbiamo umanamente a tutti quei nomi che hanno perso il volto. Lo trovate qui!

La domanda delle domande.

Come si fa ad innamorarsi? Secondo la mia terapista bastano solo pochi secondi, una questione chimica. Assolutamente chimica.

Colpa dell’amigdala che sta nel nostro cervello e gestisce le emozioni. Bastano quindi pochi secondi per innamorarsi.

E poi sono guai. Lo capite adesso da cosa è dettato lo shopping compulsivo? Colpa del nostro cervello. Quindi il cuore centra ben poco a quanto pare.

Scherzi a parte ma tornando seri, l’innamoramento è una fase di vita molto importante per ogni essere umano, che sia grande, piccolo, adolescente. E’ una scoperta prima di tutto di se stessi e poi di un’emozione tanto grande che sembra ingestibile.

Ci si innamora di uno sguardo, di un sorriso, di un accento, di un modo di essere ed è in questa fase che si altera la percezione dell’altro, ecco perché superata l’ebbrezza iniziale, poi ci si rende conto che forse non è oro tutto quello che luccica. Ma se invece fosse oro zecchino, come si fa?

Esiste una ricetta. Proprio così. Ed è quella che forse stavate cercando. Per innamorarsi bisogna assolutamente ‘provarci’.

Come?

1- Prima di tutto non bisogna avere paura. Farsi primavera significa ammettere l’esistenza dell’inverno per citare il sempre eterno piccolo principe. Quindi bisogna lasciarsi andare e eliminare i blocchi che tutti noi abbiamo.

2- Per innamorarsi bisogna sognare. Sognare qualcosa di bello, un amore da favola, o da film. Uno di quelli che ti sconvolgono la vita. Un amore bello bello.

3- Ci vuole una musica, un odore, un buon vino.

4- Ci vuole il tempo che serve per ispezionare gli occhi, e dopo i corpi. Ci vuole la voglia di farlo. Di leggere le parole, e quelle che si nascondono dietro gli sguardi. Rispettare il rituale: oggi ti cerco io e domani tu, e poi sconvolgerlo perché l’amore è stropicciarsi di vita, di tempo, di passione. E una danza con una musica forte e a tratti lenta.

Per innamorarsi bisogna lasciare via ogni zavorra e provare a danzare scalzi dentro la vita.

E poi dopo le lacrime, dopo la fase ‘dimentico tutto’, e quella ‘cancello ogni cosa di te’, e poi ancora quella ‘torno a vivere e faccio di tutto’, arriva, inesorabilmente, quando meno te lo aspetti, quella che si chiama: perdono.

E sarà esattamente così.

Un giorno mi perdonerai. 
Ci vorrà tempo.
Ci saranno quei momenti duri dove sarai tu con te di fronte a tutte quelle difficoltà che ti ricorderanno che da sola stai e hai affrontato tutto. 
Ci saranno quei giorni dove manderai a fanculo il mondo, dove griderai, sbatterai i pugni fino a farti male.

Ci saranno questi giorni qui. 
Ma un giorno mi perdonerai. 
Di tutto il male e di tutto il bene.

Di ogni cosa successa dopo come conseguenza.

Mi perdonerai. E sarà un giorno bello. 
Passeranno questi giorni qui. E ci sarà il sole. Passerà questo inverno lungo e duro. 
E lo sappiamo già che facile non sarà. Ma mi perdonerai.
E sarà bello. Poi la vita che è dura, strana, indecifrabile, unica ti rimetterà su quella pista che credi di avere perso e sarà per te ancora più facile.


No, non smetterai di aiutare gli altri a dare il meglio di loro. Non smetterai di consigliare bene, di incoraggiare.

Di perderti di fronte alle vetrine, di imboscarti per ore in una libreria.

Di comprare scarpe, di preparare giapponese, e di mangiarlo, di contare le calorie, di amare Roma, in qualunque forma o momento. Di innamorarti di nuovo, di altre città, di altri posti, ristoranti, di nuovi abitudini.

Ti dimenticherai di me, di quelle giornate passate al mare, di quelle infinite passate a scambiarci le vite.

Dimenticherai di ricordarmi. Ricordare me e tutto quel dolore. Quel dolore di quel giorno e quella notte a Roma, di quella notte lontana mille e più giorni. Che eri solo una ragazza dai capelli color nocciola, lunghi oltre le spalle, e belli. Belli come te.

Non ricorderai nulla di tutto ciò. Per te sarà solo bello.

Bello il tuo sorriso, bello il mio nel vederlo. Belli i tuoi piedi, i tuoi capelli, la tua vita. Bello il tuo corpo da donna e non più ragazzina.

Belle le tue rughe, piccole e maliziose. Bella la linea del tuo seno, dove mille notti, e mille altri giorni, mi sono adagiato, disegnando ogni tua forma, curva e colorandola di desiderio.

No, amore mio. Credimi non smetterai di amare.

Anche se lo dici, adesso, e lo scrivi nei memo in ufficio, a casa, sul cellulare. Ovunque.


Ma un giorno lo farai. E dai, lo sai, che sarà un giorno bello. Non mettermi il broncio, che poi torno a baciarti e torno a dirti, che nessuna notte e nessun giorno da allora sei sparita dalla mia pelle, dai miei occhi, dai miei sogni.

I più belli.

E succederà di incontrarci per caso in questa grande città.

Chissà forse ad un semaforo, mentre starai guidando, in metro, in un negozio. E io ti riconoscerò. 
Ti immagino già con mille pacchi, con un bambino tra le mani, proprio come lo volevi tu.

Ti guarderò da lontano e ti vedrò bella. Più di prima. Avrai i tuoi zigomi, la tua voce che non riesce mai ad essere davvero severa. E avrò voglia di parlarti, fermarti e prendere un tè, un caffè, qualsiasi cosa pur di sentire la tua voce, spiegarti o forse no. 
E sarà un giorno bello. Il mio.
Ti accompagnerò con lo sguardo e riconoscerò di certo uno di quei gesti che tanto ho amato. 
E penserò che nonostante tutto per me sei e rimarrai questa donna qui.

Quella che di sorridere, di combinare casini e di credere soprattutto in se stessa non avrà smesso mai.

E sarà bello quel momento li.
Quel attimo lì che avrà spiegato una vita intera.

Ma per arrivare al perdono ecco le fasi che non devi trascurare!

Questa è la storia di una donna speciale, nata e cresciuta in periodi storici che in un modo o nel altro hanno segnato il ruolo della donna nella società.

E’ la storia di una donna che non esce mai di casa senza il rossetto rosso e la sigaretta tra le mani.

E’ la storia di una donna, nell’Italia degli anni ’80, che un po’ per scelta un po’ per passione ha iniziato a lavorare sin da adolescente.

La storia di una donna che ha sempre lottato e sopportato in silenzio senza chiedere niente a nessuno.

Una donna apparentemente come tante che sin da piccola ha conosciuto il significato della parola sacrifici.

Una donna che non ha seguito i dettami della società, già oggi meno preponderanti del solito, ma in passato più del solito.

Figlia della fine degli anni ’50, anno in cui in lontananza non si sarebbe nemmeno lontanamente immaginato quello che poi sarà definito il boom economico italiano.

Una donna che, la prima cosa che mi ha insegnato è che non bisogna mai dipendere da un uomo soprattutto economicamente.

La libertà di scegliere quanto puoi spendere, quali sfizi vuoi toglierti e la bellezza di comprare qualcosa frutto dei tuoi sacrifici.

Una donna, che si è sposata tardi negli anni in cui tutte le sue amiche erano già sposate e con figli. Una donna che ha viaggiato tanto e con una mentalità aperta rispetto ad un piccolo paesino di provincia in cui è vissuta.

Una donna che, quando ancora non c’erano gli impegni familiari, si è dedicata alle sue passioni: i viaggi, il teatro, le feste.

Una donna che, una volta raggiunta l’indipendenza economica, si è sposata e ha avuto due figli.

Una mamma che non è stata una donna che il più delle volte non lavorava e pensava ad accudire i suoi figli, aspettando pazientemente il marito anzi tutto l’opposto, spesso causa impegni di lavoro c’erano le baby sitter oppure i nonni.

Una donna che ha affrontato la disabilità della figlia lasciandola libera di scegliere, il gesto d’amore più grande che una madre può fare nei confronti dei figli.

Una madre che ignorava quella disabilità e che ha imparato a gestirla negli anni quando l’accettazione ha preso il sopravvento.

Le rinunce dei genitori per i figli sono tanti e noi, figli, spesso non ci rendiamo conto di quanto dovremmo essergli grati.

La scoperta di una disabilità non è facile, ci sono
sentimenti come emozioni, rabbia, paura che si innescano dentro di loro e se
non si tira fuori la forza e il coraggio che si ha dentro non si riesce a
gestire il tutto, soprattutto se devi fare i conti con una figlia che crescendo
si trova a scontrarsi con la sua “diversità”. 

Una donna che non ha avuto una vita facile, i problemi ci sono stati, i dolori anche.

Lei, in silenzio, ha ingoiato tutti i rospi e ha tenuto unita la famiglia come non mai senza mai lamentarsi, senza mai crollare.

Impegna la sua vita per offrire il meglio ai suoi figli, indipendentemente dalla disabilità.

Questa è la storia di quella straordinaria donna che è mia madre.

Mi è stata accanto, in silenzio, nel periodo più difficile della mia vita, quello dell’accettazione.

Mi ha insegnato a non arrendermi e a non rassegnarmi.

I miei genitori hanno creduto in me quando nessuno credeva che davvero avrei potuto farcela.

Loro mi hanno permesso di accedere a tutte le opportunità che mi ha concesso la vita.

E quando non sono stati d’accordo con le mie scelte, mi hanno comunque fatto “schiantare” con la realtà per far si che io intraprendessi la mia strada.

La disabilità non mi ha fatto avere il monopolio dell’affetto, anzi, sia io che mio fratello siamo cresciuti circondati dall’amore, in primis quelli dei nonni, patrimonio dell’umanità.

Mia madre mi ha insegnato ad essere indipendente, a contare su me stessa e provare a far leva su me stessa prima di chiedere aiuto.

Mi ha insegnato ad essere forte e coraggiosa, mi ha insegnato ad osare e a volare da sola.

Non smetterò mai di ringraziarla per non avermi tenuta in gabbia, per avermi lasciato libera di scegliere e di avermi permesso di fare tutto ciò che fosse possibile. E io di questo le sarò infinitamente grata.

E noi, figli, non smetteremo mai di ringraziarla per aver usato tutta la sua forza e il suo coraggio quando l’esterno stava per attaccarci. Lei, in silenzio, ha ingoiato il rospo e difeso a spada tratta la sua famiglia.

L’unica cosa che le “rimprovero” è che negli ultimi anni ha dedicato poco tempo a se stessa, questo perché è una donna dal cuore grande che ha sempre messo al primo posto gli altri e poi se stessa.

La cosa bella di mia madre è che mi ha sempre detto: “in qualsiasi posto tu sarai, nonostante la lontananza, mi basterà saperti felice”.

Non sono stata una figlia “facile” da gestire ma la maturità e l’esperienza ti aiutano a riconoscere i valori che i tuoi genitori ti trasmettono. Adesso, a distanza di anni, sono sempre più convinta che la famiglia è l’unico posto che non ti tradirà mai.

Lei mi ha permesso di diventare la persona che sono adesso.

Quella libertà che oggi mi appartiene la devo a quella donna che non esce di casa se non ha il rossetto rosso.

La libertà di essere donna.  

Lei è magica. Sembra essere uscita proprio da una favola. Datele una penna e dei fogli per scrivere o il minimo occorrente di pasticceria lei riuscirà a stupirvi.

Proprio così, riesce a realizzare con le sue mani delle vere proprie opere d’arte al cioccolato e non solo. Riesce a scrivere i suoi pensieri in maniera forte e decisa. Lei è Silvia Federica Boldetti, Pastry Queen nel 2016, Maestro Ampi e attualmente nel team della Chocolate Academy di Milano come Ruby Ambassador, ma statene certi, ci sarà di certo qualcosa che bolle in pentola. Ideatrice di silvia e beppe, un libro di ricette per bambini, totalmente ideato da Silvia, viaggiatrice e sognatrice instancabile ha sempre un progetto o idea nuova tra le mani.

Non è un caso che lei stessa nei suoi canali social si definisca: “Mezza giornalista e un po’ scrittrice”. Ed ecco perché…

Ciao Silvia e grazie per aver accettato di essere tra le storie di donne e uomini che raccontano in questo spazio, come e in che modo, sono riusciti a realizzare un loro sogno e/o progetto di vita. In modo tale da dare un aiuto, suggerimento a chi in questo momento ne ha bisogno. Un modo per dire: “Credi in te e non mollare”.

Silvia racconta oggi chi è Silvia, dopo i successi professionali, libri scritti i tanti impegni lavorativi?

Sto bene, incasinata, caotica e a volte a pezzi. Sono un’anima senza pace ma credo sia una caratteristica che mi contraddistingue e inseguo la felicità sempre e comunque.

A volte comporta sbucciarsi le ginocchia. Successo non lo so; io inseguo quello che amo. Libro… ne ho scritti due, uno è un romanzo, l’altro un libro per bambini.

Il romanzo contiene tutto l’amore e il dolore che ho provato, ma per tale motivo, attualmente ho annullato la pubblicazione. Me ne sono allontanata per motivi personali. Mi è servito per uscire dal buio, ma mi stava facendo più male ora, che quello che aveva aiutato a sconfiggere. Credo comunque sia bellissimo, anche se sono di parte. L’altro è un libro di ricette per bambini, “Silvia e Beppe -12 mesi di dolcetti” ed è pioniere di un progetto molto più grande e di un sogno. Una serie di corsi; prodotti dedicati ai bambini e al mondo della pasticceria.

Silvia Federica Boldetti

Come hai fatto o meglio come si fa a realizzare i propri sogni, che poi diventano lavoro, o si trasformano ancora in altro?

Credo che il “successo” sia un’attitudine.  Non prenderla come peccato di superbia ma credo che se qualcuno ama tanto qualcosa, e ci crede davvero, possa arrivare a raggiungerla. E l’ambito non conta. 

C’è stato un momento del tuo percorso di vita che ami ricordare dove c’è stata quella scintilla che ti ha fatto capire: ‘ecco sto facendo la cosa che davvero mi fa sentire felice?

Non mi definisco pasticcera. Né altro. Sono me stessa e spero di sapermi reinventare ogni volta che ne sento la necessità. Sono stata mille me e spero di esserne altrettante. Non so se tra cinque anni farò ancora ciò che faccio oggi o sarò altro, per questo faccio fatica a dirti un momento. Ce ne sono stati migliaia, tutti concatenati perfettamente come in un puzzle in cui il caso non è contemplato.

Come e in che modo il tuo lavoro ti riempie la vita?

Quando fai quello che ami, quello che senti di essere, lavoro e vita sono interconnessi. Lavoriamo almeno un terzo se non di più della nostra vita, del nostro tempo. Se fosse solo lavoro, mi sentirei di buttarlo via.

E se non avessi fatto questo, cosa avresti voluto fare?

Quello che farò. 🙂

Autrice di Silvia &Beppe

Cosa sogni per te e per la tua vita?

Essere felice. Dico sempre “essere felice da far schifo” e ne sono fermamente convinta. Se mi ritrovassi ingabbiata in un lavoro, relazione, luogo che fossero da ostacolo a questo obiettivo, spero di avere la forza di cambiare. La vita è breve, domani non sappiamo se ci saremo. E sopravvivere anziché vivere, per quanto mi riguarda, è il vero delitto, è peccato

Passione o lavoro? Cosa scegli?

Nessuna delle due. La passione si estingue come una miccia che brucia in fretta, il lavoro è solo un “timbrare un cartellino”. Scelgo l’essenza delle cose, il sentire. L’essere in ciò che si fa, l’amore per quello che si fa e che si è, credo sia quella la chiave per riuscire a far bene il proprio lavoro e vivere appieno la propria vita, soddisfatti.

Cosa consigli a chi magari è ad un bivio nella sua vita, che non sa più cosa fare, chi ha paura?

Di buttarsi perché la felicità è oltre la paura.

Spesso, pensare di saltare da una scogliera fa più paura del salto stesso, e se non stiamo bene dove siamo, anche con tutta la paura del mondo, sappiamo che l’unica possibilità per cambiare il nostro stato è cambiare la condizione attuale, anche se non ci sono certezze. 

C’è una qualcuno  che ti ha ispirato?

Tanti e tutto. Prendo ispirazione da ogni cosa è ogni ambito. Chiunque riesca in quello che fa e che crede ha qualcosa da insegnare, e anche chi non stimiamo o che ci manca di rispetto, perché ci fa capire esattamente come non vogliamo essere.

C’è un uomo che ti ha ispirato?

Stefano Laghi, credo sia una delle persone più importanti della mia vita. Mi sono innamorata della pasticceria per la prima volta grazie a lui. È stato un maestro ed ora è il fratello che non ho mai avuto. Ma a volte non servono per forza legami di sangue. L’anima, è ancora più potente

Guardati tra 30 anni, sei una donna e tua nipote è seduta sulle tue ginocchia, cosa le consiglieresti per la vita?

Le canterei “figlia” di Vecchioni. Le direi di non ascoltare chi le dice di smettere di non fare qualcosa ma di imparare ad ascoltarsi e capire quali sono davvero i suoi sogni e non lasciarli mai in un cassetto. Di rincorrerli, accogliendo anche le cadute e le ginocchia sbucciate. Di imparare. Prendersi per mano, comprendendo i bisogni della sua bambina interiore che le augurerei di non perdere mai.

Silvia su Instagram

Cosa ne pensi del femminismo?

Lo odio. Le donne lo ostentano evidenziando ancor di più quello che cercano di combattere. Si cerca la parità evidenziando le differenze e la verità è che, spesso la cattiveria è donna perché le donne dicono di altre donne quello che uomini di altri uomini non direbbero mai. Si predica l’unione non sapendo affatto essere uniti. 

Cosa ne pensi del razzismo?

E’ razzista chi è ignorante e ha paura della diversità. Si è razzisti in tanti modi non solo per nazionalità e pelle.

E la fortuna?

Non esiste come non esiste il caso. Credo nell’energia. Energie simili si attraggono e riusciamo a ottenere ciò che desideriamo davvero nel minor tempo universalmente possibile. L’universo ha un’ unita energia e tutto è interconnesso, dipende solo dall’intenzione che lanciamo nel mondo e dalla connessione che noi stabiliamo con esso.

Quanto conta l’amore nella tua vita?

Tantissimo. L’amore è motore dell universo insieme alla gratitudine. E non parlo di amore per una persona, non solo. Parlo di amore per sé, per ciò che si fa, che si ha, che ci circonda. L’amore come entusiasmo, come agape. 

E la carriera?

Siamo tutti al’ interno della propria carriera. Ognuno sceglie la propria. Come dicevo prima, il successo è un attitudine. Spetta a noi disegnarcela addosso come una muta che ci calza perfettamente. Ciò che va bene per me magari farebbe impazzire qualcu’altro e viceversa

Grazie, sono certa che hai dato tanti spunti di riflessione importanti. E voi non potete perdere il suo ultimo progetto che potete acquistare qui

C’è una canzone dei ‘TheGiornalisti’ che si chiama ‘Felicitàputtana’ e con questa canzone che sto scrivendo l’intervista a Sabina Petrazzuolo autrice di Uptowngirl, un magazine di successo dove parla di viaggi, cucina, lifestyle e glamour. Lei è una giovane donna donna dai capelli rossi, occhi grandi e pieni di sole, della sua passione per il mondo del digital marketing, della scrittura e della comunicazione ne ha fatto un lavoro a cui auguro esattamente questo tipo di felicità. Oggi Sabina vive a Roma e continua a portare avanti con tenacia e entusiasmo i suoi progetti.

Ciao Sabina e benvenuta in questo spazio. Qui sei tu a raccontare la tua storia insieme ad altre cento donne che in comune con te hanno la forza di rincorrere e realizzare i propri sogni e una parola d’ordine: ‘Mai mollare’. Prima di tutto come stai e cosa fai oggi?

Ciao! Molto bene grazie, soprattutto quando fuori c’è il sole e qui già intuirai che sono meteoropatica.
Che dirti di me? Sono nata sotto il segno del leone, mi definisco eclettica.
Amo viaggiare, cucinare e fotografare, sogno una vita vista mare immersa nei colori dell’autunno e negli addobbi di Natale.

Sole e autunno bel mix. Cosa fa Sabina nella vita?

Nella vita lavoro come digital project manager per startup e PMI, inoltre scrivo per portali e riviste online, ho anche un blog personale dove racconto storie, le mie.

Io ti ho conosciuta attraverso i social dove racconti molto di te e della tua vita, dei cambiamenti, delle cose belle e quelle meno. Quale è stato, se c’è stato un momento, dove hai detto: ‘Adesso devo ripartire da me stessa’

Mi trovi in un periodo di grandi cambiamenti. Diciamo che negli ultimi anni ho vissuto nell’illusione di una vita perfetta fatta di regole e schemi da me preimpostati.
Poi le cose sono mutate così velocemente e prepotentemente che ti confesso che mi sentivo spaesata e non sapevo da dove ricominciare.
Ho capito però che il cambiamento se affrontato nel modo giusto non può che trasformarsi in una evoluzione.
Dunque dopo un periodo di iniziale smarrimento mi sono detta che a volte necessario perdersi per ritrovarsi.

Dove si trova la forza per superare le cose che ‘accadono’ e superarle? Ti reputi ‘resiliente’?

Le influenze esterne aiutano tantissimo a superare quello che ci accade ed è bene secondo me circondarsi di tanta energia positiva. Ma la vera forza per superare tutto, è quella che risiede dentro di noi.
Quindi si, ho scoperto di essere resiliente e questo mi rende fiera.



So che hai un blog, vuoi raccontare di cosa scrivi?

Sabina

Si ho un blog all’interno del quale racconto esperienze, storie, viaggi e passioni.

C’è un aneddoto che vorresti raccontare o che ami ricordare che ti dà energie, forza e sorrisi?

In realtà mi viene in mente un momento preciso in cui ho letto una frase tratta dal libro “Seta” di Alessandro Baricco che recitava “Poiché la disperazione era un eccesso che non gli apparteneva, si chinò su quanto era rimasto della sua vita, e riiniziò a prendersene cura, con l’incrollabile tenacia di un giardiniere al lavoro, il mattino dopo il temporale. “
Ecco, diciamo che ho fatto mio quel pensiero e mi sono promessa di inseguire il sole, sempre.

Ti senti felice delle tue scelte? Cosa cambieresti e cosa no?

Si, mi sento felice delle mie scelte e non cambierei nulla perché tutto quello che è stato mi ha portato ad essere dove sono oggi, ed è esattamente qui che volevo essere.

Raccontaci l’ultima volta che hai riso o sorriso?

uptowngirlblog Instagram

Ora. Finalmente dopo una mattina di pioggia qui a Roma è tornato il sole.

Donna e lavoro: binomio che in Italia è ancora ‘titubante’, che difficoltà hai incontrato nel tuo lavoro e nel ‘lavoro’ in generale l’essere donna?

Ti dirò su questo argomento sono piuttosto sensibile.
Mi sembra davvero paradossale che nel 2019 le donne siano ancora protagoniste di discriminazione sui generis.
Purtroppo però mi è capitato in diverse occasioni di dovermi scontrare con luoghi comuni senza fondamenta per i quali l’uomo manager è più “professionista” della donna.

Cosa pensi del ‘femminismo’ oggi?

In generale preferisco non limitare il pensiero in un’etichetta, seppur culturalmente e storicamente importante. In generale, credo nella libertà delle persone e della loro massima espressione senza distinzione di sesso.

Cosa consiglieresti oggi a chi ha timore di inseguire la propria indole, il proprio sogno?

Ho imparato dalla mia esperienza che il più grande nemico di noi stessi siamo noi, con le nostre paure. Ma la paura ruba i sogni e la felicità e non ci consente di vivere la vita e tutte le sue sfaccettature.

Il blog

Il mio consiglio è di farlo, di provarci sempre e ancora, anche se c’è il rischio di affrontare, anche se c’è la possibilità di fallire, solo così si può essere felici, coraggiosi e più forti.

Hai una persona o un’icona che è stata per te non solo ispirazione ma da dove hai imparato qualcosa?

Sono una persona estremamente attenta e curiosa, amo imparare dagli altri e da tutti coloro che possono insegnarmi qualcosa, professionalmente e personalmente. La mia ispirazione dunque avviene un po’ da tutto quello che mi circonda, dalle donne belle e potenti che incontro lungo la strada.

Immagina che tra vent’anni o meno o più, hai una bambina o un bimbo che ti chiede consigli per affrontare bene la vita cosa le/gli diresti?

Gli direi di vivere la vita fino in fondo e di prendere tutto quello che essa ha dare. Gli direi inoltre di ascoltarla per capirne il senso e per trovare lo scopo della sua esistenza.

E a cosa consiglieresti di stare alla larga?
Dalle persone negative e da chi tende a consumare l’energia altrui.

Morena è una donna che incarna attraverso le sue parole, i suoi racconti, tutti i colori, gli odori, i linguaggi e le storie dei posti che ha visitato. Ma non si ferma qui. La sua vita è un continuo viaggio alla scoperta di cosa il mondo ha da mostrarle.

Perché lei ha scelto una vita da ‘travel writer’ come dice il suo sito web. Ma non è mica una storia semplice la sua avventura.

Come è iniziata? Cosa è stata la molla che ti ha fatto scattare e prendere la decisione di ‘cambiare’ vita, lavoro?

Tutto è iniziato quando ai piani alti della multinazionale per cui lavoravo, come assistente di direzione da tanti anni, hanno deciso di spostare la sede. Un luogo scomodo, una strada allucinante, un’aggravio economico non indifferente e una vita che non volevo, il tutto con un grande punto interrogativo sul futuro dell’azienda in Italia.

Morena Librizzi – Travel writer

Davanti a questo bivio, dopo notti insonni e diverse “tavole rotonde” con i miei cari, ho deciso, non a cuor leggero, di lasciare e ricominciare anche se ancora non sapevo bene da cosa.

È stata una decisione difficile, in un periodo terribilmente complesso, ma alla fine, grazie anche ai consigli di chi mi è stato vicino, ho deciso di seguire un sogno, il mio sogno, cogliendo quell’occasione di cambiamento per avviare un nuovo percorso lavorativo e buttandomi in quella che è la mia più grande passione, viaggiare. Fondendola con un’altra passione sopita, scrivere.

Ho iniziato a scrivere, prima timidamente sulla pagina facebook dedicata alla mia attività, poi su Instagram e finalmente è arrivato il blog a cui sono già affezionatissima e in cui metto tutto il mio impegno.

Oggi sono una Travel Writer e Storyteller di viaggi, racconto di luoghi vicini e lontani in base alla mia esperienza diretta, cercando di portare con me, in quelle righe, in quelle parole, viaggiatori e sognatori.

La scrittura mi ha permesso di ricominciare e, in un certo senso, è stata anche la cura per uscire da un momento buio e complicato con un sogno in mano.

La mia passione per i viaggi, il mondo e la scrittura è qualcosa di viscerale che mi accompagna da quando sono nata e da bambina giravo l’Italia e l’Europa Occidentale con i miei genitori, prima in tenda e poi in camper. Non ho più smesso! Non potrei!

E insieme al mio compagno di vita e di avventura appena possibile partiamo alla scoperta di una nuova meta, o a riscoprire un posto e vederlo da un’altra prospettiva ancora.

Diciamo che questo lavoro prima lo facevo per i nostri viaggi e le vacanze degli amici per cui ero diventata un riferimento, tra ricerche, itinerari e guide viaggi scritte da me e personalizzate al massimo. Ora voglio che sia un’attività riconosciuta, ci sono le prime piccole collaborazioni sul territorio, ultima fra queste con la Varese Design Week. Il mio progetto riguarda anche nel valorizzare le mie zone, perché anche dietro l’angolo abbiamo tesori da scoprire e a volte ce ne dimentichiamo perché fanno parte della quotidianità.

Come hai affrontato le difficoltà iniziali e come le affronti giornalmente?

E’ stato difficile e in alcuni momenti lo è ancora. Direi che il classico un passo alla volta è quello che cerco di fare per portare avanti questa mia nuova vita.

Certo ci sono i momenti no, le difficoltà di essere un po’ fuori dal coro e quindi essere diversa da gli irriducibili del posto fisso e dei “lavori normali”.

Purtroppo in Italia ancora non c’è quello che hanno saputo accettare e valorizzare all’estero già da diverso tempo.

E poi c’è la burocrazia, la legislazione vecchio stile, che non aiuta. Io per questo ho dovuto mettere in stand by le mie guide di viaggio emozionali come le chiamo io ed è stato un duro colpo. Un lavoro enorme messo da parte per assurdi cavilli burocratici….se ci penso divento matta!

C’è un aneddoto che vorresti raccontare o che ami ricordare che ti ha fatto capire di essere sulla strada giusta?

Sì diversi in verità, ci sono state persone che mi hanno scritto e ringraziato per le info, i consigli e le dritte che le hanno accompagnate nei loro viaggi. Ci sono persone che continuano a dirmi che le faccio non solo viaggiare, ma anche emozionare… che leggono i miei racconti di viaggio o mi sentono parlare e viene voglia di partire all’istante, questo per me è importante, è meraviglioso, è quello che mi fa capire di essere sulla giusta strada. Finalmente la mia strada non quella che avevano scelto per me.

Ti senti felice delle tue scelte?

Sì sono felice di questa nuova avventura. Certo a volte è durissima, la strada è lunga e tortuosa, ma costellata anche da soddisfazioni e piccoli successi.

Se mi guardo indietro ho fatto tantissimo in questo ultimo anno, partendo da zero e facendo cose che mai avrei pensato di fare.

Cosa cambieresti e cosa no?

Mi piacerebbe essere più nerd nel mondo digital, nel senso che io in questo mondo digitale e social sono approdata tardi e pure un po’ per forza all’inizio.

Sto studiando, sto sperimentando e continuo ad imparare, perché c’è sempre da imparare in tutto.

Donna e lavoro: binomio che in Italia è ancora ‘titubante’ che difficoltà hai incontrato nel tuo lavoro e nel ‘lavoro’ in generale l’essere donna.

Questo è un tasto dolente del nostro Paese. Purtroppo, quando una persona, in generale, ma soprattutto una donna, si vuole reinventare lavorando sodo, studiando, facendo mille sacrifici, all’inizio, non è presa sul serio. Ti guardano come una marziana. Se poi aggiungi che faccio un lavoro non così convenzionale (qui, perché all’estero è un lavoro riconosciuto al pari di qualsiasi altro!) si fa una fatica pazzesca ad essere presi sul serio. Fortuna che poi lungo il cammino si incontrano anche persone con la mente aperta con cui creare bellissime sinergie positive.

Rimane una lotta continua: c’è ancora un sacco di lavoro da fare in questo senso.

Cosa pensi del ‘femminismo’ oggi?

Quella di femminismo è ancora oggi una parola impopolare. Esattamente come un secolo fa, quando le donne iniziarono a battersi in nome di un’uguaglianza tra i sessi: politica, economica e sociale.

Essere femministi significa credere che gli uomini e le donne abbiano gli stessi diritti e che non esistano superiorità di genere, né da una parte né dall’altra.

Considerazioni che per i più possono sembrare banali e scontate, ma che in realtà non lo sono affatto, come testimoniano ogni giorno le pagine dei giornali con notizie di abuso, e femminicidio. Credo sia difficile anche essere femministi al giorno d’oggi ed è necessario che uomini e donne siano pronti ad agire insieme per contribuire in nome di un futuro migliore per tutti. Spesso sembra di girare in tondo nonostante gli sforzi di molti. La mentalità patriarcale è ancora molto diffusa anche se siamo nel 2019 e questa poca apertura mentale è un grande ostacolo da superare. Un muro da sgretolare.

Da sgretolare insieme, fianco a fianco noi donne, non facendoci la guerra, altrimenti non riusciremo ad andare avanti…

Cosa consiglieresti oggi a chi ha timore di inseguire la propria indole, il proprio sogno?

Di seguirlo, di non soffocarlo e non chiuderlo in un cassetto come ho fatto io per troppo tempo. Di non ascoltare le critiche e i giudizi degli altri. Di affrontare le paure e i dubbi andare oltre alla propria confort zone. Di impegnarsi al massimo. Perché non c’è una seconda chance ed è innaturale vivere una vita che non sentiamo nostra.

E di rimpianti è meglio non vivere.

Hai una persona o un’icona che è stata per te non solo ispirazione ma da dove hai imparato qualcosa?

La mia splendida nonna paterna, un vero mito! Un vero vulcano. Una donna che ne ha viste tante, che si è dovuta rimboccare le maniche sempre. Una lavoratrice instancabile che sapeva fare tutto, dal cucinare al lavorare a ma-glia, dal cucire abiti a fare l’uncinetto, dal fare la salsa come una volta a essere una nonna meravigliosa. Era una Wonder Woman con un cuore grande come l’universo!

Purtroppo non c’è più e mi manca immensamente. L’avrei tanto voluta accanto ora.

Tra venti anni o più sarai una nonna, zia, o un’amica di una curiosa bambina che ti chiede consigli, cosa le diresti?

Quello che avrei tanto voluto sentirmi dire io…

La incoraggerei, le direi che con impegno, coraggio e determinazione può fare quello che desidera.

Le direi che ci saranno difficoltà da affrontare, ma che deve credere in se stessa nonostante tutto e tutti. Che ha potenzialità infinite, che la sua unicità sarà un pregio e non un difetto come la società ci vuole inculcare. Le direi di essere sempre curiosa verso se stessa e verso il mondo, perché questo la renderà più consapevole, più incline all’autostima e a valorizzarsi come donna e come professionista. Le direi di volare.

Ed infine l’abbraccerei forte ❤

E a cosa consiglieresti di stare alla larga?

Dalle persone invidiose e piene di cattiveria, quelle che vogliono minare la tua fiducia in te stessa.

L’amore quanto conta nella tua vita?

Tantissimo! Ho un compagno fantastico che mi supporta e mi è vicino, ho una bella famiglia, ho amiche meravigliose con cui condivido momenti belli e meno belli, quelle che ti incoraggiano e ti fanno stare bene, quelle che riescono a strapparti un sorriso anche quando sei in una giornata decisamente no.

L’amore per quello che faccio, perché io nelle cose ci metto il cuore e l’anima.

E poi c’è l’amore per la vita, per la dimensione del viaggio, per la curiosità di vedere, scoprire, vivere nuove esperienze, conoscere nuove culture, incontrare persone ed emozionarmi e stupirmi sempre.

Sì l’amore per me conta davvero tanto.

C’è un viaggio che non hai ancora fatto?

Domanda difficilissima a cui rispondere per me perchè ne vorrei fare veramente tanti!

Non riesco a scriverne uno solo…l’Australia, Singapore, il Sudafrica e la Namibia e tornare negli States per cui ho (abbiamo) una passione smisurata.

Senza contare le città e i posticini in Italia ed in Europa….

E il viaggio o esperienza di viaggio anche se piccola che ti ha lasciato tanto o qualcosa al di là delle bellezze paesaggistiche?

Sicuramente gli on the road negli States, perché oltre ai luoghi meravigliosi che ho visto, vissuto ed amato, attraverso le infinite strade del wild west americano ci siamo messi in gioco, aiutandoci e supportandoci, ridendo e sperimentando.

E’ un tipo di viaggio estremamente impegnativo sotto tutti i punti di vista, se ne esce felicemente devastati e completamente innamorati di queste esperienze uniche.

E poi per me è stato come fare un viaggio dentro me stessa scoprendo risorse che non pensavo di avere, tanto che ci ho scritto un articolo sul perché fare un on the road 😉

Venuto completamente dal cuore

Una domanda a cui avresti voluto rispondere ma non ti ho fatto, o una domanda che faresti a me?

Secondo te questo Paese riuscirà mai a dare spazio a noi donne come si deve? Donne normali intendo, e non a colpi di like e follower….

E se sei qui a raccontarti è proprio perché la forza della storia, di quello che si è diventa più forte di quello che è personaggio. Crediamoci e buona fortuna.

Ti è piaciuta la storia di Morena? Se vuoi raccontarti anche tu scrivimi qui

Ci siamo passati tutti e tutte da quelle delusioni d’amore che spaccano il cuore. Te lo fanno diventare piccolo piccolo. Ti senti mancare l’aria e i pensieri, questi, sono tutti concentrati verso l’oggetto di tanto amore, ma anche di tanto, tanto dolore.

Perché a me? Eravamo così belli, ci amavamo tanto! E singhiozzi. Io vi dico solo una cosa: ho talmente pianto per amore, nella mia vita, che adesso non posso fare a meno di riderci. Riderci su.

Chi è qui, di certo, se lo starà chiedendo. E’ possibile poi, un giorno riderci, su questo dolore, per questo dolore?

Certo che lo è. Potrebbe succedere subito. Oppure dopo un po’ di tempo. Ma succederà. E sarà come il sole dopo la pioggia. Sarà proprio così.

Ma come si fa nell’immediato? Quando non si ha voglia di uscire, parlare, mangiare? Come si fa a superare una delusione d’amore? L’ennesima.

Bisogna prima di tutto capire che, come tutte le cose, le rotture sono dei passaggi molto importanti in una vita di una persona. Perché se è vero che chiudono un capitolo della nostra vita e anche vero che ne aprono repentinamente un altro. Ed è proprio a questo che non si è preparati, o che peggio, ci si allontana dal cambiamento cercando di ‘sostituire’ quel vuoto con qualcuno.

Io non lo consiglio mai. Quello che invece bisogna fare, sin da subito, e cercare di prenderne consapevolezza.

Riuscire a pensare che si è in una nuova condizione di vita, single appunto. E che quella persona, quella che ci ha lasciati, non potrà condividere più nulla della nostra nuova vita. Pensare a quando, e se tornerà da noi, purtroppo è una ‘consolazione’ che arriva in maniera automatica.

Se ti fa sentire meglio pensarlo, fallo pure, ma quando non troverai chiamate o messaggi, quando le tue aspettative si scontreranno con la realtà, rischierai solo di stare peggio. Ma se vuoi guarire, se vuoi tornare a sorridere come prima dell’arrivo di questo amore, ecco cosa puoi fare.

1- Scrivere. Dare una forma ai propri pensieri fa stare subito meglio. Compra un diario, un quaderno e scrivi tutto quello che ti fa stare bene e quello che ti fa stare male. I pensieri che hai, anche quelli che non riesci a dire. Io ho iniziato un diario. Ho scritto di tutto. Pensieri belli, quelli meno. Oggi quando riapro quel diario ne capisco il valore e quanto tempo ho guadagnato conoscendo meglio me stessa.

2- Inizia qualcosa di nuovo. Lo so che è difficile ma è il momento giusto. Scegli una cosa che non hai mai fatto: un corso di nuoto, un corso di cucina, qualcosa che possa aiutarti a spostare i pensieri della tua mente, anche se per un’oretta o poco più, verso altro. Io ho iniziato a praticare pole dance qualche giorno dopo. Sono passati tre anni e continuo a praticare questo sport.

3- Musica. Ascolta quella che ti piace di più, che ti fa rilassare, piangere, sfogare. La musica è una medicina e ti fa stare bene.

4- Alimentazione. Curala. Questi sono i periodi dove il nostro fisico subisce uno stress, si tratta di un vero e proprio lutto. Non eccedere quindi con zuccheri e grassi. Mangia in maniera ‘sana’, partendo da quello che ti piace. Io come sfizio mi concedevo una galletta di riso ricoperta di cioccolato. E poi sushi, una volta a settimana, avocado, salmone, broccoletti, merluzzo. E un bicchiere di vino bianco.

5- Socialnetwork. Questo è un punto molto particolare ma solo chi ha vissuto una separazione in epoca 4.0 sa bene a cosa si va incontro. Ci sono varie scuole di pensiero, vari atteggiamenti. Io scrivo quello che secondo me può aiutare chi ha un cuore spezzato. ‘DELETE’.

Cancellare. Eliminare ogni forma di contatto vicino alla fonte del nostro malessere. Gli amici in comune capiranno e chi non lo farà, ecco non è proprio un grande amico o non sarà una gran perdita. La prima persona da eliminare da ogni rete social è chiaramente lui o lei. Molti non riescono. Molti diventano aggressivi quando gli viene consigliata questa azione e vi spiego anche il perché.

Quella del ‘collegamento social’ è l’unica forma di ‘contatto’ con questa persona. E’ come una mano invisibile che vi tiene aggrappati a lui o lei, che vi consola, o vi fa stare peggio. Eliminare quella persona dalle vostre vite è importante, averla a portata di click in ogni momento non vi aiuterà. Un giorno magari vi potrà fare sorridere una foto, o un suo post, ma non è di certo questo il momento.

Ma fidatevi, succederà.

6- Amici. Questa è la parte più importante. I vostri amici, comitiva, o altro. Capita che dopo una lunga relazione vi sentiate forse anche un po’ lontani o fuori posto. Ma è solo una sensazione. Passerà. Usate i social per contattare chi non vedete da tempo, sforzatevi ad uscire anche solo per un caffè, una colazione e poi, quando starete meglio, diventerà ape, passeggiata, serata ecc ecc.

Lasciatevi trasportare dalle situazioni nuove che troverete. Accettate consigli, e quando non avete voglia, rimanete con voi stessi. State solo cercando nuove energie.

7-Famiglia. Il nostro nucleo. Ci aiuta, ci protegge e ci mantiene forte. I genitori sono i primi veri consiglieri. Loro ci sono passati prima di noi e sanno bene, conoscendoci, cosa è più giusto per noi.

8-Spiritualità. Meditazione, preghiera. Quello che sia. Questo è un momento di crescita, di passaggio. Usiamo tutte le nostre risorse per superarlo. Quello che ci fa stare meglio che sia pregare o meditare.

9-Medicine. Sono contro all’assunzione di farmaci per superare una separazione ma dipende sempre dal nostro stato. Se cadiamo in depressione, che è un rischio reale, è meglio affidarci ad uno specialista per un po’ di tempo. Io l’ho fatto e oggi ne sono felice. Quindi lo consiglio a tutti. Ma se vi sentite forti usate qualche goccia di ‘I Fiori di Bach’. Vi aiuterà a riposare.

10-Attraversare questo dolore. Non c’è altro modo. Non scappare, non usare toppe, ma affrontalo con coraggio e forza. Passerà. Lo dicono tutti, lo avrei detto anche tu. Ed è l’unica cosa vera.

Ci vuole solo pazienza e fare amicizia con il tempo. Imparare a rispettare i momenti. A rispettare i nostri momenti.

Ogni amore è parte di noi. Ci lascia qualcosa e ci toglie qualcosa. Ma ci rende forti.

 

Una penna blu è quella che amo di più. Come il velluto, meglio se blu, cobalto e azzurro. Mi ricorda il mare.

Il caffè caldo la mattina, in tutte le stagioni. La musica, le canzoni indie, Tommaso Paradiso, Achille Lauro. I rossetti rossi. Le mie sorelle bambine. Scrivere e leggere. E poi leggere e scrivere. Le cose non scontate, la pelle abbronzata in autunno. Regalare un sorriso, che siamo tutti grigi.

Le cose inaspettate. Quelle belle ovviamente. Le gite organizzate un’ora prima. Il profumo di cannella. La cacio e pepe. I regali.

Amo il natale, amo non essere scontata, amo tutti i film con un lieto fine.

Che poi piango pure quando guardo un thriller.

Il mio cane la mattina. Gli amici che ci sono sempre, sia a un metro che a 1000 kilometri. Le persone sensibili. Quelle che si perdono a sognare cose ‘impossibili’, tipo costruire una villa in campagna.

Amo l’odore dei libri nuovi. La poledance. Sentirmi sicura.

Odio. Odio quando sono grigia. I pensieri brutti. Odio non vedere il mare. Odio non potermi muovere. Odio aspettare, la mia impulsività. La poca sincerità. Tra una brutta verità e una bugia, preferisco sempre la prima.

Odio la mancanza di rispetto.

Chi tratta male le donne, e gli uomini.

Odio gli ottusi, i preconcetti e i pregiudizi.

Odio non sapere cucinare.

Odio non sapere cosa fare o cambiare idea spesso.

La montagna. Non la amo se da lassù non vedo il mare.

Amo l’Etna perché da lassù si vede sempre il mare.

Odio chi limita gli altri.

Non amo Scanzi. Non amo gli intellettuali troppo di sinistra.

Mi annoio facilmente.

Amo chi pensa che prima di tutto e sopra ogni cosa ci sia rispetto e fiducia.

Odio chi non lo fa. Odio chi pensa che sia tutto dovuto e niente dato.

E tu invece?

Un caffè caldo. Una coperta di ciniglia verde come il mare, così poi quando ti ci butti dentro ti sentirai tra quelle acque che non riesci a scordare.

Un piatto di pasta cucinato da chi ti vuol bene, una sorpresa, un mazzo di fiori che porta profumo in tutta la casa.

Un vestito che ti piace. Un colore bello da indossare; lo ‘scodinzolare’ del tuo cane. Una giornata passata con le amiche, anche se lontane, con le video chiamate perché oramai dopo 72 giorni di quarantena le abbiamo provate tutte’

Un’avventura inaspettata che torni al liceo e ti senti meno donna e più teenager. E poi un regalo che non avresti mai pensato di ricevere, un euro speso bene.

Un gioco di parole sulla luce, che c’è anche quando non c’è.

Chissà se arriveranno mai queste parole, al mittente, anche solo per fargli un po’ di compagnia.

Credetemi, e credimi.

Si le cose belle succedono

Come quel goal che facevi da bambino nel campetto sotto casa. Come quando tua nonna ti insegnava a fare gli gnocchi, che ti manca anche se non lo dici spesso.

Come quando hai dato il tuo primo bacio.

Le cose belle succedono e dobbiamo ripeterlo insieme come un mantra.

Come quando trovi la candela al profumo di ginestre e le ginestre che a Milano non si trovano mica.

Come quando qualcuno ti suona la tua canzone preferita, con una chitarra da quattro soldi.

Come quando sali su un’aereo e piangi perché hai paura di perdere quello che hai trovato, e poi ripiangi quando torni, perché sai che niente succede per caso.

Le cose belle succedono quando meno te l’aspetti.

Quando hai smesso un po’ di imbarazzarti, sorprenderti e ti annoi facilmente.

Quando pensi di aver visto tutto e invece no quel particolare ti imbarazza.

Come una birra ghiacciata al mare.

Come la sabbia che trovi ancora nella tua auto, e sorridi, ripensando a notti infinite, e tutte, ma proprio tutte, quelle declinazioni di blu.

Le cose belle succedono se ci credi!

Come quel mare che non vedevo così da anni.

Come quella spiaggia nera che non vedevo da quando avevo otto anni.

Come quando ti svegli e dici, okay, le cose belle succedono.

Abbi coraggio e falle capitare.

Inizio a scrivere questo articolo, testo, lettura, dopo un periodo pieno, pieno di amore. Amore in tutte le forme, dimensioni e realtà. Dopo aver ascoltato tanto, conosciuto, vissuto, forse come mai negli ultimi anni.

Ho visto persone crederci di nuovo dopo tanti anni. Quel sorriso che addolcisce le espressioni, quella paura e timore di inviare o ricevere un messaggio. Quella dolcezza lì che la vedi, quasi la tocchi e quasi hai paura di rompere.

Parlo di quella dolcezza lì che fa da colonna sonora a qualsiasi musica, a qualsiasi tramonto e alba.

Io forse ci ho capito ben poco di amore. Forse. Non ho un anello al dito, un compagno, una storia che possa superare le due settimane di fila. Ho collezionato però una serie di amori tanto belli che credo che per ogni volta, e per ogni stretta all’anima, ne è sicuramente valsa la pena.

Quei baci lì. Quelle sensazioni lì. Quelle dolcezze lì. Valgono la pena di vivere quelle pene che tanto fanno male.

“Perché le cose belle succedono”

Ma l’amore è quella cosa che ti spinge ad inseguire quel tuo sogno, a crederci, crederci fin quando hai quella forza e quel respiro lì: che sia la tua carriera, che sia il tuo compagno o compagna, che sia quella voglia di farle le cose che sogni, nonostante le difficoltà, nonostante la vita che, come abbiamo tutti imparato, cambia, eccome se cambia e ti mette di fronte a cose che nessuno, nessuno poteva mai immaginare

Ho visto amore nell’amicizia, ho visto le emozioni nei visi di chi mi vuol bene, ho visto la voglia infinita, e la tenacia, a non buttare via niente, niente, nemmeno quello che per altri sarebbe scontato o impossibile o finto o peggio ‘evitabile’.

Ho visto combattere per una storia difficile, ho visto chi non si arrende, nonostante la stanchezza, nonostante le urla, e i litigi soffocati.

Nonostante i silenzi. Ma nonostante tutto, ho visto una forza tale e quale a quello del mare che diventa grosso a fine agosto, che poi diventa difficile a settembre e indomabile ad ottobre. Quel mare lì.

Ho visto chi dall’amore si è fatto vincere, quasi, ma da perdente felice. Felice perché la vita va vissuta. Ho imparato in questi mesi che aspettare non fa male ma non da passivi, e che se in un posto non ci si sta più bene, per quel sentimento ancora più grande che è quello verso noi stessi bisogna avere il coraggio di cambiare, di andare via, di vedere una nuova realtà e non di certo una resa.

Quanto è importante per l’equilibrio di un grande albero avere delle radici ancora più grandi e solide?

Pensateci.

Le radici rendono forte un albero. Si costruiscono piano piano e con il tempo. Un albero senza radici per quanto bello, fiorito, non potrà durare molto a lungo. Alla prima tempesta si spezzerà, la prima intemperia lo ferirà fino a farlo morire.

Ultimamente parlando con persone diverse ho sentito ripetere spesso una parola.

‘Paura di mettere radici’.

E mi sono chiesta il perché tutti avessero in comune questa paura.

Cosa scatta nelle persone che non vogliono mettere radici? E non parlo solo di relazioni.

La paura di soffrire, la paura di perdere la libertà di scelta o di limitarla.

E’ questo?

La paura di sentirsi stretti in una casa, un lavoro, un’abitazione?

Cosa c’è dietro alla paura di ‘mettere su radici’?

Non avere radici destabilizza. E in questa estate che i ‘più’ sono tornati nelle terre delle loro origini ha confermato quanto è importante riconoscerle e preservarle.

E quanto è altresì grande la paura di perdere queste radici.

Anche i più grandi scienziati, la cui mente è libera da ogni forma di condizionamento, hanno messo delle radici senza le quali altri non avrebbero mai potuto portare a termine il loro lavoro, evolverlo, potenzialo?

Le radici sono infine quella stabilità che determina la vita dell’essere umano.

Fare finta che non esistano, cercare di estirparle, di togliere o eliminarle non creerebbe un effetto a catena di disiorentamento?

Non è certo facile costruire, le radici, non è facile renderle forti, curarle, farle splendere.

Ma non bisogna avere paura di metterle e ne di rendersene conto.

Il punto è non avere paura, né di cercarle, né di trovarle e né di metterne altre.

Ci pensate?

Chissà come staranno vivendo la quarantena le ragazze di Manhattan.

Carry, Samantha, Miranda e Charlotte.

Io sono andata un attimo a sbirciare nelle loro case. Ed eccole qui. Come sempre indaffarate, innamorate e bellissime.

Carry sta provando a imparare qualcosa che nei suoi 49 anni, eh si 49 anni di vita. non era mai riuscita a fare.

Cucinare.

Sotto gli occhi di uno scettico Big, che è intanto diventato un attento salutista. Contrario al fumo e favorevole solo cibi biologici e salutari. Niente cene da asporto, per intenderci.

‘Avresti dovuto magari darti allo Yoga. Sai ci sono tantissime dirette online ogni giorno’.

E’ quello che le ripete leggendo online le quotazioni della borsa e bevendo un tè verde aromatizzato al gelsomino.

‘Non voglio mica rischiare di rimanere bloccata con la cervicale per settimane, ecco. Guarda stasera proverò a cucinare una ricetta italiana. Spaghetti al ragù di pesce. Abbiamo nella dispensa spaghetti?’

‘Sta proprio per finire il mondo, tu interessata alla dispensa e non al tuo armadio’.

‘lo sono anche a quello. Oggi ho spedito le correzioni per la mia terza collezione di scarpe, e credimi, non vedo l’ora di toccarle e indossarle’.

Carry da scrittrice e giornalista era anche diventata imprenditrice, lanciando una linea di scarpe totalmente disegnata e ideata da lei.

E le prime due collezioni, erano andate a ruba. Oltre ad essere state indossate dalle influencer più famose, Carry era riuscita anche a conquistare Megan Markle. E da lì a poco era arrivata alla terza collezione, firmata C.B. Carry Bradshow.

Ma andiamo a sbirciare nelle case delle altre.

In un altro appartamento sempre nell’Upper East Side, c’era Charlotte che si divideva tra i compiti e lezioni online delle sue due figliole. Ma solo con un piccolo problema. La prima era in piena fase preadolescenziale e stava a chattare sui social network per ore.

E in serata in video chiamata su Instagram, le quattro ex sigle indimenticabili di Newyork ecco cosa si raccontavano.

Miranda: ‘La fase pre adolescienziale l’abbiamo passata tutte. Samantha non ne è mai uscita’.

Samantha: ‘Grazie al cielo se a 59 anni ho questo fisco e questa pelle e solo perché non ho mai dimenticato l’ebrezza dei 15 anni’

Carry: ‘Se posso… Samantha gli ormoni dei 15 anni’.

Charlotte: ‘Io non so come fare con le mie due ragazze litigano continuamente. Lily sta sempre su quel coso, Tik Tok e tra l’altro ha pure successo. Rose invece non riesce a concentrarsi per nulla, e quest’anno ha gli esami per poter accedere al college’.

Miranda: ‘E io cosa devo dire sono a casa con tre matti. Brady e Steve fanno ormai comunella contro di me. Brady poi non riesce a stare fermo…’

Carry: ‘Mi ricorda qualcuno…’

Miranda:’ Io alla sua età pensavo solo ad entrare ad Harvard’

Samantha :’Avete visto che Pornhub ha regalato gratisi tre mesi di abbonamento…mi sono trovata anche io lì dentro…’

Carry: ‘Ma cosa dici?’

Miranda: ‘Puoi fare causa se vuoi, materiale pornografico pubblicato illecitamente’

Samantha:’Causa…ma che causa, sono una dea di pornhub, e figurati è stato quel pr che ho conosciuto a Los Angels la scorsa estate, e così per gioco abbiamo fatto sto video e siamo online..che emozione’.

Carry: ‘Tu sei fuori di testa e in ogni caso evita di uscire. Hai avuto un cancro, non devi uscire’.

Samantha: ‘Non ci penso nemmeno ad uscire di casa, ho qui con me Smith che come sempre è altamente servizievole’.

Charlotte:’Lily mi ha chiesto dei suoi veri genitori, cioè quelli naturali. Mi ha chesto se sono ancora vivi. E questa cosa mi ha mandato letterlamente in crisi’.

Samantha:’Charlotte, mi dispiace ma ha 13 anni dovevi aspettarti una domanda del genere, e preparati perché tra due anni, ti chiederà anche dei contraccettivi da usare’.

Carry: ‘Samantha, ti prego, così mandi Charlotte in crisi’.

Miranda: ‘Io le direi semplicemente che se c’è un modo per sapere qualcosa dei suoi genitori naturali è compito vostro che siete i sui ‘genitori veri’ farglielo sapere, ma che non deve preoccuparsi, staranno sicuramente bene’

Carry: ‘Io cercherei solo di distrarla, magari è la preadolescenza. Hai sentito un psicoterapeuta.

Charlotte: ‘Non ancora ragazze, vorrei capire se è appunto una domanda del momento o cova in lei da tempo’.

Samantha: ‘Parlale di quando eri una single alla ricerca di ‘Grandi amori’.

Carry: ‘Certo che se abbiamo superato qui momenti, di sicuro supereremo anche questi, adesso devo proprio lasciarvi. Big ha già preparato la cena, e…mi mancate tutte ragazze’.

Samantha: ‘Manchi anche tu, tantissimo. Appena finisce questa quarantena che ne dite di un viaggio?’

Miranda: ‘Dopo che hai quasi rischiato di farci arrestare tutte?’

Samantha: ‘Emozioni del momento. Ma io direi…Roma o Milano. Una cara e semplice Europa’.

Charlotte:’Ci sto, mi serve staccarmi un attimo da tutta la mia famiglia e poi…Dior, Parigi.

Carry: ‘Sapete, a Parigi insieme a voi non ci avevo mai pensato, ma credo che sarebbe la ricetta perfetta per festeggiare la nostra trentennale amicizia. A presto allora…

Samantha: ‘A prestissimo Biondona’

Ci sono donne la cui vita sembra essere stata estrapolata da un film o da un romanzo. O forse sono donne che hanno costruito la propria vita diventando loro stesse fonti di ispirazione. Lei è famosissima, si chiama Gina Haspel ed è stata nominata da Trump, capo della Cia.

Per la prima volta nella storia si tratta di una donna. Che tra tutte la battaglie vinte nel campo dello spionaggio e della sicurezza americana, questa è stata di certo la più importante.

Ma cosa sappiamo di lei?

Ha 61 anni, del Kentucky, una provincia statunitense e da 33 anni, metà dunque della sua vita, è nella Cia e di conseguenza conosce ogni segreto, storia, possibilità di sviluppo e possibile conseguenza.

Ha lavorato ovunque nel mondo e padroneggia un numero di lingue altissimo. E come ogni essere umano che tocca punti di potere così importati ha luci ed ombre.

Dopo la sua nomina a capo della CIA è stata duramente criticata dalla stampa per come ha diretto le carceri segreti istituiti da Bush. Già proprio quelle carceri americane dove venivano imprigionati i terroristi afghani.

‘E’ la guerra, ragazza’. Direbbe sicuramente. Senza dubbio lo è. Ma lo direbbe con la stessa eleganza di Kate Middleton, badate bene.

Essere capo della Cia non significa vestire i modi di fare di un uomo.

Nessun giudizio se non sul merito. Quello di aver vinto una battaglia di accesso al potere. E senza dubbio, lei l’ha vinta usando tutte le armi che ha avuto a disposizione.

Ti insegnerò ad amare.

Si proprio così perché anche se tu sai fare un sacco di cose, ecco, questa qui voglio provare ad insegnartela io.

Amare è un pensiero, un’azione, un’emozione. La prima cosa che si ama, non è una cosa, ma è una persona la mamma. La seconda è quella che ci guarda con ancora più amore è si chiama papà. Ecco. L’amore inizia da qui, che poi è anche l’inizio della vita, la tua e la mia.

Quindi vedi quanto è importante l’amore?

E ti insegnerò a farlo così bene che dopo non riuscirai a smettere. Amerei il cielo, le stelle, il sole, amerai il mare. Amerai così bene che sarà difficile per te imparare ad odiare. Ma credimi imparare ad amare implica odiare la violenza, l’odio e il rancore. Certo avrai sentimenti come la malinconia, come la tristezza, e non potrò mentirti su una cosa. Il dolore. Quello, amore mio, esiste ed è un patto che l’uomo stesso ha fatto con il Dio tempo. Se vuoi la vita la devi accettare con una parte non bella che si chiama dolore. E molto spesso accompagna l’amore. Ma con me imparerai a non avere paura del dolore. Ti insegnerò come accettarlo, come affrontarlo, come superarlo. Ricorda avrai sempre le mie braccia forti che ti proteggeranno. Ovunque tu sia, ovunque io sia.

Ti insegnerò ad amare partendo dalla storia di questa parola. E di come l’ho insegnato a papà. Sai lui era grande e non conosceva molto bene questa parola.

Per lui l’amore era un gioco che poteva andare bene per tutti. Poi ho insegnato che amore è quella cosa che ti fa scegliere una strada piuttosto che un’altra, anche se meno breve, anche se meno bella. L’amore è quella cosa che quando la stringi ti senti assolutamente pieno. Non hai fame, nemmeno troppa sete, hai solo voglia di stare lì. Fermo su quel cuore, su quell’amore.

Un giorno dissi a tuo padre, si quello che ti guarda adesso e gioca con i tuoi piedini, che l’amore era nel modo in cui mi guardava e mi sistemava la giacca. Da come con piccole cose si prendeva cura di me e di come io facevo con lui.

E che non lo sapeva ancora. E poi un giorno, in un giorno di pioggia, quando avevo deciso che dovevo scappare da questo amore, perché avevo tanta paura, e perché avevo tanto sofferto, ecco lui è arrivato, bagnato dalla testa ai piedi, con un foglio con sopra disegnata una mongolfiera.

E’ quel giorno abbiamo imparato a volare insieme, senza paura, ma con coraggio.

Ecco ti insegnerò come trovare la tua mongolfiera, e come portarla in alto, e come atterrare senza farti male.

Ti insegnerò che le cose più belle da fare sono le più semplici. Come una fetta di pane con olio e zucchero, come stare con i piedi su l’erba, come camminare scalzi, come riempire la casa di colori.

Ti insegnerò a volare, prima con noi, e poi senza.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.