Questa è la storia di una ballerina belga nata tra le due guerre, da una madre di origini aristocratiche e un padre esperto di finanza che sin da bambina l’ha portata a viaggiare tra le capitali europee. Iniziò la sua carriera ballando. E ballò anche negli anni della seconda guerra mondiale in un località olandese chiamata Arnhem. Lì con la madre e i fratellastri cercò di continuare a vivere e studiare in maniera tranquilla nonostante l’abbandono paterno che si unì al nazismo. Ma non si perse d’animo e proprio negli anni che sconvolsero l’Europa lei continuò a studiare danza e diventò un accanita antifascista.

Durante gli anni neri del nazifascismo continuava la sua attività e ballava durante spettacoli che organizzava in segreto per raccogliere fondi per un movimento antinazista.

‘Il miglior pubblico che abbia mai avuto non faceva rumore’ ecco’ cosa raccontò molti anni dopo.

Ma la città dove abitava fu occupata dai Nazisti molto presto e la situazione peggiorò subito dopo lo sbarco delle forze alleate.

In quel periodo patì fame, freddo e carestia insieme a tutto il popolo danese. E fu proprio questa parte della sua vita che condizionò il resto.

Audrey Hepburn nel 1988 fu nominata ambasciatrice ufficiale dell’UNICEF e, da quel momento fino alla sua morte, si dedicò assiduamente al lavoro umanitario e a combattere la fame nel mondo.

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