Violenza sessuale.

Parto proprio da qui.

Inizio a parlare di quello che sta scatenando indignazione, a livello globale, putiferio, scandalo.

C’è poca, pochissima vergogna. Però.

Una vergogna che non ha niente a che vedere con quella provata dalle vittime: donne o uomini.

Una vergogna che ti scava la vita. Che ti entra dentro e comanda ogni azione successiva. Una vergogna che ha il sapore di quel membro dovuto accettare con forza e senza volerlo.

L’odore di quel momento che mai si dimentica, che sa di morte, che sa di pura violenza.

E nei racconti delle vittime c’è un particolare che non viene messo mai in luce. Poche parlano dei corpi dei loro carnefici, se non dei loro occhi.

“Lo sguardo cambiava. Gli occhi erano diversi”

Raccontano così. Tante. Tantissime testimonianze.

E poco c’è: “Come ho fatto a permettere anche solo di avvicinarsi al mio corpo”.

Come ho fatto.

E’ questo il grido.

E che dunque se ne parli.

E che finalmente le facce di questi finti santi, saltano fuori.

E non fa niente se di anni ne sono passati.

Quel odore lì non passa mai.

 

Una donna su tre, in media, ha subito un abuso o una violenza di genere.

Ogni giorno in Italia una donna muore per femminicidio.

Molto più del cancro.

 

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